Oggi, la Somalia affronta diverse sfide politiche, economiche e sociali. Solo pochi giorni fa, il Primo Ministro etiope Abiy Ahmed ha visitato Mogadiscio per incontrare il Presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud. L’incontro ha mirato a migliorare le relazioni tra i due Paesi, tese dopo l’accordo dell’Etiopia con il Somaliland per l’affitto di una base navale. Durante l’incontro, si è discusso di commercio e cooperazione, con l’obiettivo di garantire all’Etiopia un accesso sicuro al mare senza compromettere l’integrità territoriale della Somalia. La visita ha rappresentato inoltre la chiusura di una frattura diplomatica aperta a inizio 2024, quando l’Etiopia aveva firmato un controverso accordo con il Somaliland, regione separatista non riconosciuta della Somalia. L’accordo era stato respinto da Mogadiscio come una violazione della sovranità nazionale, innescando una crisi diplomatica. Tuttavia, Addis Abeba ha successivamente riaffermato il riconoscimento dell’integrità territoriale somala, aprendo la strada a una normalizzazione dei rapporti tra i due governi. Anche in questo caso, il ruolo della Turchia, in veste di mediatore è stato determinante. Preme ricordare, che a dicembre, i leader di Somalia ed Etiopia si sono incontrati in Turchia e hanno concordato di avviare colloqui tecnici volti a raggiungere un accordo che salvaguardasse l’integrità territoriale della Somalia, consentendo nel contempo all’Etiopia l’accesso al mare.
Una nuova crisi umanitaria?
Nulla di strano in una terra così fragile dove povertà, corruzione e terrorismo la fanno da padrone. Le organizzazioni internazionali, tra cui UNICEF, WFP e FAO, hanno lanciato un allarme riguardo a una crisi imminente che potrebbe colpire 4,4 milioni di persone in Somalia entro aprile 2025. Attualmente, 3,4 milioni di persone stanno vivendo livelli di insicurezza alimentare critica, a causa di siccità prolungate e conflitti in corso.
Attività dei gruppi estremisti
Vanno sottolineate delle sfide significative in merito alla sicurezza interna del Paese. Nel 2025, i gruppi estremisti, in particolare Al-Shabaab, continuano a essere una delle principali minacce alla stabilità e alla sicurezza della Somalia. Al-Shabaab ha intensificato le sue operazioni nel Paese, lanciando attacchi contro obiettivi governativi e civili, tra cui esplosioni, agguati e attacchi suicidi. Questi attacchi mirano ancora una volta a destabilizzare il governo e a rafforzare la presenza del gruppo nel Paese. Nel 2024, ad esempio, un attacco a Mogadiscio ha causato oltre 30 morti e decine di feriti, confermando l’alto rischio di attacchi terroristici. Una estesa ramificazione di Al-Shabaab consente il controllo su ampie porzioni di territorio rurale, dove impone leggi estremiste e raccoglie risorse attraverso tasse forzate. Il gruppo ha anche cercato di consolidare il suo potere nelle aree più remote, approfittando dell’instabilità politica e della debolezza delle forze di sicurezza locali. Le forze governative somale e le truppe internazionali, tra cui quelle dell’Unione Africana (AMISOM), hanno lottato per contenere Al-Shabaab. Nonostante gli sforzi, il gruppo ha continuato a sfidare l’autorità centrale.
Oltre agli attacchi di Al-Shabaab, la pirateria rimane un problema nel Corno d’Africa. I pirati somali hanno sequestrato diverse navi commerciali e da pesca, e sebbene l’attività sia diminuita grazie agli sforzi internazionali, il rischio persiste. Il rapporto della International Chamber of Shipping, evidenzia che gli attacchi possono verificarsi in qualsiasi momento, anche se di solito sono più probabili all’alba e al tramonto, e che i pirati possono utilizzare armi leggere e granate con propulsione a razzo (RPG) per intimidire i comandanti delle navi e riuscire a salire a bordo. La stessa organizzazione di armatori ricorda che oltre 4.000 marittimi sono stati presi in ostaggio al largo della Somalia prima che le marine militari mondiali ristabilissero l’ordine. L’attività dei gruppi estremisti in Somalia è ancora molto attiva, con Al-Shabaab che continua a rappresentare una grave minaccia alla sicurezza e alla stabilità della nazione.
Attualmente, le Forze Armate italiane non sono più presenti in Somalia in operazioni di combattimento attive. La partecipazione italiana alle missioni in Somalia si è svolta principalmente tra il 1992 e il 1994, durante le operazioni UNOSOM II e UNITAF, con l’obiettivo di stabilizzare il Paese durante la guerra civile. È doveroso ricordare e riconoscere il sacrificio a dei nostri connazionali militari, portatori di pace, 11 per l’esattezza, che durante queste missioni, hanno perso la vita. Oggi, l’Italia contribuisce alla formazione delle forze di sicurezza somale attraverso missioni di addestramento, come l’EUTM Somalia, focalizzate sul rafforzamento delle capacità dell’esercito somalo. Tuttavia, è importante notare che le forze di sicurezza somale sono state accusate di gravi violazioni dei diritti umani, inclusi abusi contro i diritti dei bambini. In conclusione, mentre l’Italia mantiene un ruolo nel supporto e nella formazione delle forze di sicurezza somale, non sono presenti operazioni militari italiane attive in Somalia al giorno d’oggi.
Vincenzo Priolo
esperto di sicurezza




