Per anni, Fred Trump, il padre del presidente degli Stati Uniti, custodì un segreto: la sua vera origine. Nato con il nome di Friedrich in Germania, evitò accuratamente di rivelare le sue radici tedesche, presentandosi al mondo come svedese. Ma dietro questa discrezione si celava una storia ben più profonda, fatta di amicizie, generosità e un legame profondo con la comunità ebraica. Arrivato in America agli inizi del XX secolo, Friedrich Trump si trasformò rapidamente in Fred Trump, un imprenditore edilizio determinato a costruire il suo impero. Fu lui a costruire un intero quartiere a Brooklyn, destinato a diventare un rifugio per i sopravvissuti della Shoah. Dopo la Seconda guerra mondiale, il 95% degli ebrei che riuscirono a raggiungere l’America trovarono casa proprio in quegli edifici.
Ma Fred Trump non si limitò a fornire loro un tetto. Durante la costruzione, volle che un intero piano fosse riservato alla creazione di una sinagoga, il luogo di culto cuore pulsante della comunità. E quando quello spazio si rivelò non abbastanza grande, acquistò un terreno e lo donò per costruire una nuova sinagoga. C’era qualcosa di più profondo nella relazione tra Fred Trump e la comunità ebraica. Il suo amico più stretto era un rabbino, un vero e proprio mentore spirituale. In pubblico, Fred manteneva il suo riserbo, ma nei fatti dimostrava un impegno costante nel sostenere le istituzioni ebraiche. Finanziò l’Ospedale Ebraico di Long Island e l’Hospital for Special Surgery di Manhattan, senza mai cercare clamore mediatico.
Un dettaglio ancor più curioso riguarda il figlio maggiore di Fred, Frederick “Freddie” Trump, che entrò a far parte della confraternita ebraica “Sigma Alpha Mu” e ne divenne addirittura presidente. Un’adesione che sollevò più di qualche sopracciglio tra i circoli dell’alta borghesia newyorkese dell’epoca. C’è una fotografia, racconta il rabbino Lau, che mostra Fred Trump mentre posa la prima pietra per la costruzione di un’istituzione educativa ebraica, il Talmud Torah. Accanto a lui, un giovane Donald Trump osservava la scena con attenzione. Fu proprio quel giorno che Donald si avvicinò alla vedova del rabbino della comunità e le disse: “Il rabbino non era solo un grande amico di mio padre, era il suo rabbino”.
Nel tempo, Donald Trump avrebbe ricordato spesso l’influenza paterna su questo aspetto della sua vita. “Mio padre, Fred Trump, era fedele a Israele prima di me”, dichiarò più volte. Una fedeltà che continua a riecheggiare nel legame familiare con il mondo ebraico, visto che sua figlia Ivanka si è convertita all’ebraismo sposando Jared Kushner. “Non ho scelta”, ha detto Trump, “ho nipoti ebrei, e questo è per me un grande onore”. La storia di Fred Trump resta avvolta in una patina di mistero, discrezione e segreti, ma la sua influenza sulla comunità ebraica di New York è innegabile. Per decenni, mentre nascondeva le sue origini tedesche, costruiva invece legami strettissimi con una comunità che lo considerava un benefattore. E oggi, nel puzzle della famiglia Trump, quel legame con il mondo ebraico continua a essere una parte insospettata ma indelebile della loro storia.
Elisa Garfagna
giornalista






