MARZO 2026
Il tungsteno è l’ultimo elemento strategico a tenere occupate le menti dei funzionari di Washington e Bruxelles. Questo metallo eccezionalmente duro è presente ovunque, quasi tutto ciò che si vede e si tocca oggi nel mondo è stato realizzato con uno strumento fatto di tungsteno. Tutte le operazioni di lavorazione, foratura, fresatura e tornitura vengono eseguite grazie al tungsteno: praticamente tutto ciò che è stato prodotto, sia per beni di consumo che per l’industria pesante, ha avuto qualche interazione con il tungsteno lungo il suo ciclo produttivo. Tuttavia, man mano che le catene di approvvigionamento globali collassano e le tensioni geopolitiche aumentano la loro intensità, l’importanza del tungsteno, anche noto come wolframio, cresce esponenzialmente. Normalmente solo il 10% del tungsteno estratto viene consumato per la difesa, ed è più o meno insostituibile in quel ruolo. È qui che entrano in gioco la sua alta densità e durezza, insieme alla sua resistenza estremamente elevata alle temperature.
Tra i metalli elementari il tungsteno fonde a circa 3.400 gradi Celsius: come riferimento, il magma liquido è solitamente ad una temperatura intorno ai 1.000 gradi Celsius.
Oggetti come proiettili perforanti per carri armati, barre penetranti e corazze per carri armati sono tutti settori in cui il carburo di tungsteno o il solo metallo sono comunemente usati. Durante la Seconda guerra mondiale, l’interruzione delle forniture di tungsteno mise in ginocchio la macchina da guerra dell’Asse negli ultimi anni del conflitto. Le lezioni della Seconda guerra mondiale portarono alla creazione di un’ampia riserva strategica negli Stati Uniti durante gli anni della Guerra Fredda; queste lezioni furono poi dimenticate quando le riserve furono liquidate, e ora si sta procedendo a reintegrarle in una corsa globale per sottrarsi al controllo di Pechino.
Le miniere di Panasqueira, situate nella regione della Beira Interior, in Portogallo rappresentano il cuore pulsante della storia mineraria portoghese. Durante la Seconda Guerra Mondiale, questo sito fu il terreno di un’accesa sfida economica e diplomatica tra le potenze in guerra. Il neutrale Portogallo riuscì a barcamenarsi vendendo tungsteno a entrambe le parti durante il conflitto: agli Alleati, perché le miniere erano di proprietà della società britannica Beralt Tin and Wolfram Ltd., ed all’Asse temendo che la Germania potesse invadere il Paese, specialmente dopo la caduta di Parigi. La neutralità del Portogallo ebbe un ruolo importante nella guerra: nonostante fosse governato dal dittatore Antonio Salazar che trattava con il governo nazista, il Paese giocò comunque un ruolo chiave nell’aiutare gli Alleati. La strategia ha sempre avuto un ruolo nel mercato del tungsteno durante i conflitti. Gli Alleati, gli Stati Uniti in particolare, durante il secondo conflitto mondiale attuarono il cosiddetto “pre-emptive buying”, acquisto preventivo: compravano tungsteno a prezzi esorbitanti non perché ne avessero bisogno, ma per sottrarlo alla Germania, che ne era disperatamente a corto per la sua industria pesante.
Oggi la Cina pur disponendo nella provincia dello Jiangxi, la “capitale mondiale del tungsteno”, di molte miniere di altissimo grado si sta muovendo aggressivamente alla ricerca di nuove fonti, ad esempio, nei paesi della CSI e dintorni, dove ci sono molti asset importanti che potrebbero essere messi in produzione relativamente rapidamente perché le normative locali sono meno restrittive rispetto ad Australia, Stati Uniti o Regno Unito. La Cina ha recentemente pubblicato una bozza della “Legge sulla sicurezza delle riserve nazionali”, sottolineando l’urgenza con cui Pechino sta rispondendo all’escalation dei rischi geopolitici. La bozza mira a definire formalmente e ad ampliare in modo sostanziale l’ambito delle riserve nazionali cinesi, che comprendono prodotti agricoli, risorse energetiche, minerali, attrezzature critiche e forniture di emergenza. Leggendo tra le righe, segnala una chiara intenzione di ampliare sia la gamma di materiali inclusi sia la portata dell’accumulo di scorte. Il tungsteno è un esempio calzante. Storicamente, Pechino non ha mai classificato esplicitamente il tungsteno come parte delle sue riserve nazionali. Una volta incluso, tuttavia, le norme politiche richiedono tipicamente un livello minimo di scorte pari a circa 30 giorni di consumo interno. Prima di Natale, le scorte cinesi di tungsteno erano sufficienti per meno di 13 giorni. Da quando la Cina ha imposto i controlli sulle esportazioni, il resto del mondo finora ha potuto fare affidamento su scorte limitate, ma stiamo arrivando al punto in cui quel materiale di stoccaggio si esaurirà.
La domanda di tungsteno è generalmente cresciuta con il PIL globale, e i controlli sulle esportazioni cinesi hanno portato a una significativa carenza di circa 30.000-40.000 tonnellate metriche annue che manca dal lato dell’offerta. Questo ha portato a una spinta, guidata da Stati Uniti e Unione europea, in nuovi investimenti nell’upstream, le miniere e nel midstream, gli impianti di lavorazione. Tuttavia, lo sviluppo di nuovi asset parte dalla prospezione e, per quanto in giurisdizioni favorevoli come l’Australia si stiano realizzando forti investimenti le aziende attualmente in fase di perforazione potrebbero essere ad almeno sei anni dalla produzione, il che non risolve il problema oggi date le tensioni geopolitiche in tutto il mondo.
Giovanni Brussato
ingegnere






