MARZO 2026
L’allarme sul fronte anarchico torna a salire in Italia dopo una serie di episodi che hanno spinto il Viminale a rafforzare il coordinamento antiterrorismo. Le indagini più recenti si concentrano sulla rete insurrezionalista e sulla possibilità di azioni violente, mentre le forze di sicurezza monitorano anche possibili intersezioni con ambienti della galassia pro-Palestina, sempre più presenti nelle mobilitazioni di piazza e nella propaganda digitale.Il punto di svolta è rappresentato dall’esplosione avvenuta nel Parco degli Acquedotti a Roma, dove hanno perso la vita due militanti anarchici, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, mentre secondo l’ipotesi investigativa stavano assemblando un ordigno artigianale. L’episodio ha immediatamente acceso i riflettori sulla possibile riattivazione di circuiti insurrezionalisti e sulla capacità operativa di singole cellule. Dopo l’accaduto, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha convocato il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo per valutare il quadro della minaccia e coordinare le attività investigative su scala nazionale. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire la filiera dell’esplosivo e il possibile obiettivo dell’azione. Secondo le prime ipotesi, l’ordigno sarebbe stato composto da materiali di facile reperibilità, con un innesco instabile che avrebbe reso difficile il trasporto. Questo elemento fa ritenere che il target potesse trovarsi nelle immediate vicinanze del luogo dell’esplosione, ipotesi che ha portato a verifiche su infrastrutture e obiettivi istituzionali presenti nell’area. L’incidente ha inoltre spinto le autorità a rafforzare le attività di monitoraggio su ambienti già noti per la vicinanza alla galassia anarchica.
Allo stesso tempo, prosegue l’attività di contrasto sul territorio. A Catania la Polizia di Stato ha arrestato l’anarchico Giuseppe Sciacca, ritenuto esponente dell’area insurrezionalista. L’uomo, già coinvolto in indagini per esplosivi e azioni violente, è stato rintracciato dopo un’intensa attività della Digos e condotto in carcere per scontare una condanna definitiva. Il suo profilo, caratterizzato da frequenti spostamenti tra diverse città italiane e soggiorni all’estero, conferma la mobilità e la dimensione transnazionale della galassia anarchica. Secondo gli analisti della sicurezza, il fenomeno anarchico contemporaneo non presenta una struttura gerarchica ma una rete fluida di cellule autonome. Questo modello, spesso ricondotto alla Federazione Anarchica Informale, rende più complessa l’attività preventiva e aumenta il rischio di azioni improvvise. Le iniziative violente, quando si verificano, hanno generalmente un carattere dimostrativo e puntano a obiettivi simbolici come sedi istituzionali, infrastrutture di trasporto o forze dell’ordine.
Un elemento che preoccupa gli apparati di sicurezza è la crescente convergenza tra ambienti anarchici e la galassia pro-Palestina. Non si tratta di un’alleanza strutturata, ma di una sovrapposizione di mobilitazioni e linguaggi politici. In diverse manifestazioni degli ultimi mesi, gruppi anarchici e collettivi antagonisti hanno partecipato a cortei pro-Pal, condividendo slogan anti-occidentali e campagne contro Israele. In alcuni casi, la causa palestinese viene utilizzata come piattaforma di mobilitazione più ampia contro le istituzioni e l’ordine internazionale. Queste convergenze si manifestano soprattutto sul piano della propaganda. Canali Telegram, blog antagonisti e piattaforme criptate diffondono comunicati che collegano le lotte locali a scenari internazionali, con richiami espliciti alla solidarietà militante. Secondo fonti investigative, questo tipo di narrazione favorisce la radicalizzazione individuale e la legittimazione di azioni dimostrative, alimentando una dinamica di escalation verbale che può tradursi in comportamenti violenti. Gli apparati di sicurezza sottolineano che la minaccia anarchica resta numericamente limitata, ma caratterizzata da elevata imprevedibilità. La combinazione tra radicalizzazione individuale, uso di ordigni artigianali e rete informale rende difficile anticipare le azioni. Il caso dell’esplosione di Roma dimostra come anche piccoli gruppi possano generare un forte impatto mediatico e operativo. Per questo motivo, la Direzione centrale della Polizia di prevenzione e le Digos territoriali mantengono un livello di attenzione elevato. Le attività si concentrano sul monitoraggio delle mobilitazioni a rischio, sull’analisi della propaganda online e sul controllo dei soggetti già noti. In un contesto segnato da tensioni internazionali e polarizzazione sociale, la galassia anarchica — anche attraverso le convergenze con ambienti pro-Pal — continua a rappresentare una variabile di sicurezza che le istituzioni considerano contenuta ma persistente, e quindi da seguire con particolare cautela.
Stefano Piazza
vicedirettore Ius101.it






