GIUGNO 2025
Quando si osserva la figura di un Capo di Stato come Emmanuel Macron, emerge un profilo di leadership complesso e affascinante. Lo stile è quello napoleonico, caratterizzato da visione grandiosa, pianificazione meticolosa e orientamento al risultato. Gli obiettivi vengono raggiunti avvalendosi del proprio magnetismo e delega strategica rivolta a poche persone, caratterizzate da velocità di esecuzione. Altresì emergono elementi come un’accentuata centralizzazione del potere e cura del dettaglio, manifeste per mezzo di comunicazioni frequenti, sistematiche e dirette. Sono proprio queste ultime caratteristiche a rendergli possibile il controllo della narrazione.
La cura dell’immagine gioca un ruolo molto importante nella relazione con l’opinione pubblica nel trasmettere forza iconica. L’implicazione maggiore concerne la sfera della narrazione. Si consideri come la cura del dettaglio contribuisca alla costruzione della realtà percepita, non solo informando, ma definendo il significato degli eventi presentando una versione della realtà che il pubblico è chiamato ad accettare e interiorizzare. Controllare la narrazione significa anche decidere quali temi sono importanti, come devono essere inquadrati e quali informazioni devono raggiungere il pubblico. Ed è proprio a questo che servirebbero le comunicazioni frequenti e dirette, a stabilire un legame personale con i cittadini. La strategia è sistematica, un flusso costante e coordinato di messaggi che rinforzano i concetti chiave su ogni canale disponibile.
Ogni singola parola, ogni gesto, ogni immagine è studiata per massimizzare l’impatto e limitare interpretazioni alternative. Anche le crisi, le critiche, diventano opportunità per riaffermare la propria visione degli eventi. È l’arte della persuasione, la diffusione di informazioni in modo selettivo e strategico, spesso con un forte appello emotivo. Un leader che ricerca una forza iconica cerca di incarnare i valori fondamentali della nazione, diventando il custode delle tradizioni o il simbolo del progresso. Le sue decisioni non sono più scelte personali, ma risposte inevitabili per il bene comune. Spesso, una narrazione efficace, include anche l’identificazione di ostacoli o nemici, siano essi esterni o interni. Nel caso specifico ciò non viene fatto in maniera chiara e diretta, utilizzando la parola “nemico”, ma evidenziando le polarizzazioni e inserendosi tra esse come la figura di equilibrio. Questo crea un senso di unità attorno alla figura del leader, convogliando energie e persino il dissenso verso un obiettivo comune. Il controllo della narrazione richiede anche rapidità, intendendo con essa la capacità di reagire in tempo reale, di diffondere la propria versione dei fatti prima che altre interpretazioni possano radicarsi. Le comunicazioni dirette e sistematiche sono essenziali per questo.
Queste inclinazioni di leadership possono tradursi in un approccio top-down in cui le decisioni sono prese dall’alto con una visione che, a volte, può essere percepita come distante dalle preoccupazioni quotidiane della popolazione. Ciò potrebbe indicare un approccio più incentrato sulla strategia personale piuttosto che sulla consultazione continua della base. La gestione dei collaboratori corroborerebbe tale analisi. La maggior parte dei membri del suo team appartengono a una cerchia interna estremamente coesa che lo segue sin dall’inizio della carriera. La richiesta di performance che esigerebbe risultati rapidi e impegno elevato, creerebbe un clima ad alta pressione che verrebbe però bilanciato per mezzo della brillantezza intellettuale riconosciuta dai propri collaboratori. Utile a tale proposito sono anche il carisma e le doti comunicative, che gli consentirebbero di coinvolgere i suoi collaboratori nel raggiungimento degli obiettivi, garantendogli così un riconoscimento sia di natura professionale che personale.
Cristina Brasi
psicologa, criminologa forense e analista comportamentale






