Sul litorale romano, da Fiumicino a Pomezia, passando per Ostia, da oltre un anno si continua a pescare molluschi bivalvi — cozze, vongole, telline — senza che vengano effettuati i controlli sanitari obbligatori. La ASL Roma 3, responsabile della vigilanza su queste acque, ha ammesso a RomaToday.it che i monitoraggi sono fermi da più di dodici mesi a causa di “problemi organizzativi e burocratici” (qui l’articolo). Risultato: i molluschi continuano a finire sui banchi e nei piatti dei ristoranti senza passare per le verifiche necessarie che ne garantiscono la salubrità. Non si tratta solo di una questione locale. I prodotti del litorale romano vengono esportati e venduti anche fuori regione, in mercati e pescherie di Napoli, Bari, Firenze. Oppure, finiscono nelle filiere informali, canali commerciali senza alcun tracciamento.
Nonostante l’assenza di controlli e gli allarmi lanciati anche dalla Capitaneria di Porto di Fiumicino, i pescatori continuano a operare, classificando i molluschi come “classe B” per precauzione. Questa classificazione implica che i prodotti debbano essere sottoposti a stabulazione—un processo di depurazione—prima della vendita. Tuttavia, senza analisi aggiornate, non si può escludere che i molluschi provengano da acque di “classe C”, dove la contaminazione è tale da richiedere trattamenti più intensivi o addirittura vietare la commercializzazione. La legge attuale divide le zone di produzione dei molluschi in tre categorie: A, B e C. La differenza tra queste aree sta nel livello di contaminazione fecale presente nelle acque. Nelle zone di classe A, la qualità è tale da permettere la raccolta dei molluschi per il consumo umano diretto, a patto che rispettino precisi parametri sanitari. Le cose cambiano per le zone B e C: qui l’inquinamento è maggiore e i molluschi, prima di finire sulle tavole, devono obbligatoriamente passare da un centro di depurazione o di stabulazione, dove vengono trattati per ridurre i rischi microbiologici. Senza questi passaggi, non possono essere messi in commercio.
I molluschi bivalvi sono filtratori naturali: assorbono tutto ciò che c’è nell’acqua, inclusi batteri, virus e metalli pesanti. Senza controlli regolari, non c’è modo di garantire che siano sicuri per il consumo umano. E infatti il Ministero della Salute stabilisce che i molluschi possono essere immessi sul mercato solo se provengono da zone classificate e monitorate. Il monitoraggio consiste in prelievi settimanali di acqua marina e molluschi bivalvi vivi, da analizzare successivamente. Devono essere eseguiti almeno 80 controlli l’anno. L’ultimo ciclo completo è stato realizzato dalla Asl Roma 3 nel 2023, con un costo di 39.040 euro, autorizzato il 15 marzo per il noleggio di una turbo soffiante della cooperativa Glaucopesca, impiegata nei prelievi.
Nel 2024, tutto si ferma. Da gennaio a ottobre nessuna nuova gara. Solo il 2 ottobre viene pubblicato un avviso: l’Asl comunica l’intenzione di avviare una trattativa diretta per affittare un’imbarcazione, fissando il budget a 45.000 euro. Ma la gara va deserta. Risultato: nessun monitoraggio effettuato per tutto il 2024 e nei primi tre mesi del 2025. Eppure, nonostante nessuno abbia risposto a quel bando, la ASL Roma 3 ne ha recentemente pubblicato uno nuovo per riprendere i monitoraggi a partire dal primo maggio, prevedendo il noleggio di cinque imbarcazioni per raccogliere campioni di telline, utilizzate come specie sentinella. Tuttavia, il bando rischia di andare deserto ancora una volta, poiché per le imprese di pesca è previsto solo un rimborso delle spese di gasolio (sic!), rendendo l’operazione poco conveniente. Il motivo è semplice: il bando prevede che siano le stesse cooperative o consorzi di pescatori a fornire le imbarcazioni per i campionamenti, a fronte di un semplice rimborso spese. Ma la fatica di una giornata in mare che non si paga con un gettone, difficilmente qualcuno accetterà. Perché “chi ha roba in mare non ha nulla”.
L’Italia è il terzo produttore di molluschi bivalvi dell’Unione Europea, con una media annua di 75.000 tonnellate, dietro solo a Spagna e Francia (FAO, 2022). Numeri importanti, che impongono attenzione. É impensabile che sul litorale romano da oltre un anno non venga effettuato alcun controllo. Nessuno oggi può garantire cosa finisce nel piatto o se si finisce all’ospedale. Senza monitoraggi regolari, mangiare un mollusco raccolto in quelle acque è rischioso. Finché non si riparte coi prelievi: non aprite quella cozza.
Costantino Pistilli
giornalista




