APRILE 2026
Immaginate vostro figlio in carrozzina allo stadio: biglietto in mano, ma il posto “disabili” è un angolo buio dietro un pilastro, irraggiungibile. L’amico che lo accompagna? 60 euro extra, “non previsto”. O provate la Prima della Scala: sito muto su rampe, call center irraggiungibile, rinunciate delusi. Scene normali in Italia 2026, nonostante Legge 104/92 e Convenzione Onu (art. 30: cultura per tutti). Basta: la pdl n. 1536, primo firmatario Antonio Baldelli, Fratelli d’Italia introduce l’articolo 23-bis nella legge-quadro sulla disabilità. La rivoluzione sta nel biglietto gratis per l’accompagnatore, uno per ogni disabile con invalidità ≥67% (Carta Europea Disabilità Inps) o carrozzine anche sotto quella soglia, fine degli sconti discrezionali. Posti veri, non simbolici: minimo 0,5% come Dm 236/89 ma con vista palco e audio ottimale, spazi per manovre. Trasparenza totale online dal giorno 1 delle vendite: siti e social mostrano biglietti totali e riservati, planimetrie precise, numero telefono dedicato, dettagli su parcheggi e accessi. Copertura per tutti gli eventi, fissi o temporanei come tendoni, sagre, arene estive, con rampe e ascensori obbligatori. Multe serie da 5-10.000 euro senza accessibilità, 500-5.000 senza info, proventi al Fondo disabilità (350 mln 2025). Da Milano a Palermo cambia la vita reale: Scala con parterre visibile, Olimpico settore decente, Maradona con rampe vere, sagre bolognesi inclusive, teatri palermitani mappati. Tre milioni di disabili italiani (Istat) rientrano nei 22 miliardi annui del settore eventi (Federculture).
Noi di ius101 abbiamo sentito l’Onorevole Baldelli.
Confindustria eventi teme “costi insostenibili” per stadi e teatri: ha dati su quanto davvero costerebbe adeguarsi, o pensa che le multe bastino a convincerli?
Non si tratta di “convincere” qualcuno, né di mettere qualcuno all’angolo. Qui c’è un punto semplice: non può esistere uno spettacolo che esclude una parte dei cittadini. Parliamo di persone che hanno lo stesso diritto di tutti gli altri a vivere un concerto, una partita, un momento di felicità. I costi? Vanno valutati con serietà, ma senza perdere il senso delle priorità. Perché quando parliamo di diritti, non stiamo facendo un investimento qualsiasi: stiamo decidendo che tipo di Paese vogliamo essere.
Quali criteri tecnici userete per definire la “vista ottimale”, evitando che i gestori continuino a spacciare angoli ciechi per posti riservati?
La legge introduce un principio molto chiaro: i posti per le persone con disabilità non possono essere di serie B. Devono essere distribuiti nei diversi settori dell’impianto, come avviene per tutti gli altri spettatori. E dove non è possibile, entrano in gioco gli accomodamenti ragionevoli, che servono proprio a superare gli ostacoli concreti. Non basta “riservare un posto”. Bisogna garantire un’esperienza dignitosa e reale.
Oltre alle multe, sono previste misure più severe (come il blocco dei fondi pubblici o della licenza) per chi ignora ripetutamente le norme sull’accessibilità?
Abbiamo previsto una sanzione fino al 4% del valore dei biglietti, che è tutt’altro che simbolica. È una misura seria, pensata per responsabilizzare. Ma la verità è un’altra: molti organizzatori non chiedono meno regole, chiedono regole chiare. E infatti hanno partecipato attivamente in Commissione Cultura alla stesura del provvedimento. Il confronto in Commissione è stato costruttivo. Perché quando le regole sono giuste e comprensibili, non dividono. Aiutano tutti a fare meglio.
Cosa l’ha spinta a questa battaglia, magari un episodio che l’ha toccata?
Tutto nasce da una storia concreta. Una mia conterranea, Giorgia Righi, non è riuscita ad acquistare un biglietto per il concerto della sua artista preferita. Ha provato più volte, ma è stata ignorata. Non è solo una disattenzione. È una porta chiusa. Da lì ho approfondito e ho capito che non era un caso isolato, ma un sistema lasciato troppo alla buona volontà. E quando i diritti dipendono dalla buona volontà, non sono più diritti.
Se passa, come immagina il primo concerto o partita 104 compliant, magari San Siro con Vasco e che messaggio lancerà agli organizzatori italiani?
Immagino qualcosa di molto semplice, ma potente: un evento davvero aperto a tutti. Immagino volti felici, persone che finalmente partecipano senza ostacoli, senza sentirsi ospiti ma parte del pubblico. Agli organizzatori non chiedo un sacrificio. Chiedo uno sforzo di civiltà. E aggiungo una cosa: un evento accessibile non è solo giusto. È anche un segno di qualità, modernità, rispetto. È così che si cresce. Come sistema, e come Nazione.
Elisa Garfagna
giornalista






