PD CONTRO EOLICO

La notizia, incomprensibile ai più, è che il MASE, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha deciso di escludere l’eolico offshore dalla programmazione delle aste 2025 previste dal decreto Fer2: ciò significa che per il momento questi progetti restano in una sorta di limbo.

L’eolico offshore è ritenuto da alcuni un compromesso tra le esigenze paesaggistiche e la produzione di energia pulita: un ipotetico punto d’incontro dove le istanze di tutela del paesaggio italiano, per cui evidentemente la Costituzione non è sufficiente, accolgono le ansie di un’altra categoria di ambientalisti per i quali c’è una catastrofe climatica incombente e prevenirla è più importante di qualsiasi altro valore sociale, che si tratti di democrazia, libertà di parola o leggi esistenti. Un compromesso che cerca di mettere d’accordo due regioni, Emilia-Romagna e Toscana, che pur essendo governate dalla stessa formazione politica, il Partito Democratico, si trovano in disaccordo sulla proliferazione dissennata di impianti eolici con aerogeneratori di enormi proporzioni, di 200 metri e oltre, sui crinali appenninici.
Impianti le cui enormi fondazioni sono collocate su aree, quelle appenniniche, tra le più franose d’Italia con il concreto rischio di aumentare il dissesto idrogeologico, in un territorio già di per sé instabile. Un danno paesaggistico enorme a fronte di una produzione irrilevante: l’Appennino ha una potenzialità di produzione di energia eolica poco significativa rispetto a quella del Nord Europa.

Nel caso del maxi impianto eolico “Badia del Vento” previsto nel Comune di Badia Tedalda, nella provincia di Arezzo in Toscana, ma al confine tra Romagna e Marche, stiamo assistendo ad una frattura tra le due Regioni “rosse” dove l’Assessore all’Ambiente dell’Emilia Romagna, Irene Priolo, ha espresso un parere fortemente negativo al progetto, evidenziandone l’incompatibilità con le esigenze di tutela ambientale e paesaggistica, in linea con quello espresso dalla Regione Marche, a guida Fratelli d’Italia, ed in aperta rottura con la sua omologa toscana, Monia Monni. Una risposta, alle legittime proteste dei cittadini che vivono in Appennino i quali, a fronte di consumi energetici risibili, vedono i loro crinali devastati, ha cercato di darla il Presidente dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale, che, giustamente, si lamentava del fatto che “i nostri crinali appenninici, vengono presi d’assalto”. Per quanto appaia una contraddizione in termini parlare di assalto quando gli assaltatori, ossia la Regione Toscana, presieduta da Eugenio Giani, appartengono allo stesso partito: il PD.

La soluzione, secondo De Pascale, è di collocare le turbine al largo nell’Adriatico, e più precisamente in due “parchi” eolici uno, Agnes, previsto al largo di Ravenna, e l’altro, Energia Wind, nel riminese, dove peraltro gli albergatori di Riccione si sono già mobilitati temendo gli effetti negativi sul turismo per l’impatto visivo del “parco” eolico.
Se, come sostiene Michele De Pascale, l’energia rinnovabile la dobbiamo produrre, ed è opportuno produrla dove gli impatti paesaggistici sono il più possibile contenuti, è altrettanto vero che alla nostra economia serve che l’energia abbia un costo che le consenta di essere competitiva nei mercati. Ora è difficile comprendere come, retribuendo l’energia prodotta da questi “parchi” 185 euro per megawattora, questo possa essere realizzabile. Il grafico sotto serve, a chi non è introdotto nei mercati elettrici, a comprendere l’enormità del costo di questa energia.

Il nostro Paese fino all’insediamento, il 1° dicembre del 2019, della prima Commissione von der Leyen e di Frans Timmermans, il falco del Green Deal, aveva un prezzo unico dell’energia (PUN) mediamente inferiore a € 50 per megawattora: come si evidenzia dal grafico il prezzo dell’energia era già in forte rialzo ben prima del conflitto in Ucraina.
Un prezzo che non accenna a scendere spinto dalla progressiva penetrazione, nel mix energetico, delle rinnovabili, e tuttavia ancora “economico” rispetto a quello dell’eolico offshore evidenziato dalla riga gialla.

Nel frattempo, nella “patria” dell’eolico offshore, il mare del Nord, dove la potenza del vento è doppia rispetto a quella dell’Adriatico, la Danimarca ha interrotto tutte le gare d’appalto poiché il quadro esistente, in cui non vengono offerti sussidi all’eolico offshore, non trova partecipanti alle aste, che vanno deserte. Allo stesso tempo la società danese Ørsted, il più grande sviluppatore di energia eolica offshore al mondo, ha deciso di sospendere lo sviluppo dell’impianto eolico offshore Hornsea 4 nel Regno Unito perché insostenibile economicamente: il prezzo concordato dell’energia prodotta era una frazione di quello italiano. Ora si tratta di scegliere se devastare crinali come quelli toscani, fonte di ispirazione, tra i tanti, per Giotto ed il Beato Angelico, che sono nati proprio lì, o avere dei prezzi dell’energia elettrica all’ingrosso a livelli tali che l’Italia finirà sott’acqua senza bisogno di attendere lo scioglimento dei ghiacci polari. Queste le soluzioni proposte dai due Governatori di Emilia-Romagna e Toscana.

Giovanni Brussato
ingegnere

 


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