Per oltre 15 anni, Rio Tinto ha esplorato l’estrazione e la produzione della jadarite, un minerale che prende il nome dalla valle del fiume Jadar, nella Serbia occidentale, dove è stato scoperto. La jadarite contiene litio e boro, entrambi elementi relativamente rari ed importanti dal punto di vista industriale. Da tempo la Serbia ha ottenuto lo status di candidato per l’adesione all’Ue ma se oggi chiedeste ai residenti della valle di Jadar il loro parere sull’ingresso in Europa del loro Paese potreste ricevere delle risposte contraddittorie. Probabilmente non si sarebbero mai aspettati che proprio i santoni della sostenibilità di Bruxelles avrebbero firmato un memorandum d’intesa con la Serbia per lo sviluppo di una catena del valore per la produzione di batterie per veicoli elettrici basato sul litio di Jadar. Per i residenti, anche se secondo la Commissione UE i benefici supereranno i rischi, il beneficio sarà esclusivamente per l’Unione Europea e non per loro.
La valle di Jadar ha un terreno estremamente fertile, prodotto diretto delle inondazioni del fiume e dei suoi depositi intensivi ed un buon clima. L’orientamento geografico e l’altitudine moderata la rendono una regione vocata all’agricoltura con la produzione di miele, uva, frutta, verdura e altri prodotti agricoli. La nuova miniera minaccia di cambiare tutto questo e ha provocato una massiccia opposizione da parte dei cittadini spingendo a scendere in piazza per protestare centinaia di migliaia di serbi. Quello che si teme è la pervasività, ben nota, delle attività estrattive sulle falde acquifere e la crescente minaccia della mancanza di approvvigionamento idrico di qualità. La miniera si trova al di sopra di una falda acquifera molto significativa: un serbatoio regionale di acqua sotterranea che in futuro potrebbe rifornire Belgrado e dintorni, oltre a questa zona. Niente di nuovo per l’industria mineraria dove l’inquinamento delle risorse idriche circostanti le miniere è frequente, e molti, nella valle, pensano che anche se ci fossero i soldi per risarcire i danni, i fondi necessari per sanare la situazione supererebbero di gran lunga quello che è stato il guadagno economico effettivo.
Tutto vero e condivisibile, tuttavia sull’altro piatto della bilancia vi sono aspetti altrettanto significativi: Rio Tinto è la seconda compagnia mineraria a livello globale, un’eccellenza del settore a livello tecnologico e i depositi minerali sono fenomeni geologici unici e come tali vanno considerati: la National Academy of Sciences sottolinea come: “Solo una porzione molto piccola della crosta continentale terrestre, meno dello 0,01% contiene depositi economicamente vitali”. Secondo le stime più accreditate il deposito nella Valle di Jadar contiene 200 milioni di tonnellate di minerale di borato di litio, la jadarite, il che renderebbe la futura miniera uno dei più grandi depositi di litio del mondo, in grado di soddisfare larga parte della ipotizzata domanda europea.
Il progetto della miniera ha il potenziale per generare circa mezzo miliardo di dollari di entrate annuali, eppure, le preoccupazioni ambientali che accompagnano un tale progetto hanno portato migliaia di persone a uscire e protestare a Belgrado ed in tutta la Serbia. Tuttavia, il presidente Aleksandar Vučić si dice certo che la miniera inizierà la produzione nel 2028 e che, a regime, arriverà a 58.000 tonnellate di litio all’anno. La visita di quest’estate, passata quasi inosservata, di Olaf Scholz accompagnato da alti dirigenti di Mercedes, Stellantis e da Maroš Šefčovič, commissario europeo responsabile della strategia per le materie prime critiche, era funzionale ad allontanare Belgrado dalla sfera d’influenza cinese. Vučić alla richiesta del presidente cinese Xi Jinping di sviluppare il giacimento di Jadar avrebbe risposto che “La Cina ne ha già abbastanza” [di litio].. Ma il giro di valzer intrapreso con la Commissione europea dal “Giano dei Balcani” ha inasprito anche le tensioni con Mosca per la decisione di essere un partner strategico nella fornitura di armi all’Ucraina.
Mosca ha coltivato Belgrado come parte della sua politica estera anti-occidentale e l’avvicinamento del governo di Vučić all’Unione Europea potrebbe aver spinto la Russia ad alimentare l’opposizione al progetto della miniera di litio. Infatti mentre le preoccupazioni ambientali hanno alimentato il dissenso iniziale, ha iniziato a emergere uno strato geopolitico più profondo che evidenzia le campagne di disinformazione russe come un fattore chiave dietro le proteste. L’importanza strategica del litio per le case automobilistiche europee, unita alla posizione della Serbia come ponte tra Oriente e Occidente, ha reso questo conflitto un punto critico significativo nelle dinamiche energetiche e geopolitiche globali.
Il Global Engagement Centre del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, il cui compito è contrastare la disinformazione all’estero, ha dichiarato di sospettare che la Russia possa essere coinvolta nel tentativo di creare un cuneo tra la Serbia e l’Occidente. Il team di esperti di disinformazione russi del Global Engagement Centre ritiene altamente probabile che il Cremlino abbia avuto un ruolo nella diffusione di questa disinformazione. Naturalmente per gli ambientalisti locali l’interferenza russa in questo caso è solo una “teoria del complotto“: non manifestano interesse a chiarire quanto sia radicata l’opposizione locale alla miniera ma piuttosto abbracciano la teoria che “il nemico del mio nemico è mio amico”.
Sta di fatto che le fake news in rete, che vanno dalle affermazioni secondo cui la miniera avrebbe estratto segretamente l’uranio alle previsioni di piogge di acido solforico su Belgrado, hanno guadagnato terreno, alimentando un diffuso malcontento.
La Commissione europea ballando con Vučić il valzer del litio si sta avventurando lungo una china pericolosa fingendo di ignorare le tendenze dittatoriali del Presidente serbo, come lo stretto controllo dei media e le dubbie pratiche elettorali, come contropartita per l’accordo sul litio.
Gli esiti della scommessa dei due ballerini, Vučić e Commissione europea, è nelle mani di Rio Tinto che se riuscirà ad estrarre il litio con il minimo danno ambientale, creando l’ecosistema industriale in grado di creare il promesso volano economico consentirà agli improbabili partner del progetto di uscirne vincenti. Diversamente se prendesse forma quanto temuto dagli ambientalisti, in particolare con la conferma dei danni alle risorse idriche, ad uscirne con le ossa rotte sarà anche la politica delle materie prime critiche dell’UE.
Giovanni Brussato
ingegnere minerario






