In Italia esistono molte mafie nostrane che operano nel narcotraffico internazionale con notevole successo, e questo può indurre a pensare che il nostro Paese viva dentro una dinamica criminale stabile senza scossoni esterni. In realtà, non è più così da tempo e in Italia che è nel Mediterraneo, area storicamente al centro dei traffici di droga, si registrano, da un punto di vista analitico, dei fenomeni narco criminali da tenere sotto osservazione, che vanno al di là della semplice interazione con le nostre presenze mafiose storiche. Da tempo abbiamo in Italia accettato ed accertato la presenza di gruppi narcos albanesi. Ma oggi siamo consapevoli che questi siano cresciuti al punto da avere i loro canali diretti con l’Ecuador e che non dipendano più dai clan italiani anche se li rispettano? Assolutamente no. I non addetti ai lavori non lo sono.
Per capire meglio i movimenti dei narcos, dobbiamo quindi comprendere anche gli scenari internazionali, con una particolare attenzione al Belgio, all’Olanda, alla Spagna, alla Germania ed alla Francia. Cosa succede in questi Stati e questo influenza i movimenti narcos anche in Italia? In Belgio, Olanda ed ora anche in una parte della Germania da tempo opera quella che si chiama “Moccro maffia”, organizzazione criminale composta in prevalenza da maghrebini naturalizzati di seconda e terza generazione, che gestisce l’afflusso di droga nei porti di Anversa e Rotterdam e che dialoga alla pari con le principali organizzazioni narco mafiose. Bisogna valutare l’effetto, su tale organizzazione, del processo che l’ha coinvolta, ma al momento si continua a registrarne l’espansione con le prime operazioni che la segnalano, oltre che nei conflitti tra clan in Germania, in Italia ed in Francia dove la “Mocro Maffia” appare avere contatti con la “DZ Mafia”,una cosca mafia marsigliese (DZ sta per Dzayir, che in arabo significa Algeria), che sta prevalendo nello storico conflitto con il gruppo Yoda ed al contempo sta espandendosi nel settore dei locali e della musica. In Italia, una recente operazione di fine gennaio ha accertato la presenza di un gruppo organizzato della “Moccro maffia” nel lombardo-veneto e nei quartieri milanesi dove si tengono aperti dei canali con le banlieue marsigliesi.
La “Mocro maffia” è dinamica ed è in grado di muoversi con disinvoltura al di fuori del territorio di origine, che è un vero e proprio crocevia del traffico e della produzione di droga sintetica. Non è un caso che il principale sequestro in Europa di 25 chili di N-boc-4-piperidone, sostanza necessaria a produrre il fentanyl, è avvenuto ad Amsterdam nel dicembre scorso. Una quantità sufficiente a produrre 15 milioni di pillole. Da anni, in Olanda, al soldo dei narcos, operano i cosiddetti “cuochi chimici” messicani in accordo con i cartelli. Messicani che sono presenti tra l’altro in Spagna.
La dinamicità dei narcos olandesi fa sì che convivano varie forme narco mafiose e quanto succede in Olanda è da seguire con la massima attenzione per poter capire le evoluzioni future del traffico di droga. Così come quello che succede in Belgio, dove il kalashnikov è un’arma normalmente usata per dirimere i conflitti.
Altra situazione da monitorare, riguardante un altro gruppo straniero, che si contraddistingue per la propria strutturazione in piena espansione in Italia -ma forte all’estero- è quello dei culti nigeriani che in silenzio da quello che sembravano essere una manovalanza dei gruppi storici italiani, è assurto a gruppo sempre più autoctono. Una recente operazione in una zona di Bari, dove l’operazione “Short Nika” ha smantellato un gruppo narcos nigeriano controllante vere e proprie piazze di spaccio con la droga proveniente dalla Germania. Emerge inoltre una quantità consistente di pillole di tramadol, un oppioide. Distratti dal fentanyl , ci si è dimenticati del traffico di tramadol gestito dai nigeriani.
Le droghe sintetiche piacciono anche alle triadi cinesi, che non a caso trafficano pure loro soprattutto con le metanfetamine, che rappresentano una droga sempre più amata.
Tutto questo quindi cosa significa oggi per il nostro Paese? Una cosa sola. Il mercato della droga è variegato come lo sono le numerose organizzazioni di narcotrafficanti che operano in Italia. Non siamo più di fronte ad un oligopolio criminale gestito in modo esclusivo da poche mafie italiane, bensì di fronte ad una situazione maggiormente frammentata, fluida, con alleanze che si fanno e si disfanno rivolte ad un mercato globale al quale si deve guardare per capire gli scenari e poter agire di conseguenza. Occorre analizzare per poi poter colpire in anticipo le organizzazioni criminali; quindi, serve una lotta alla “narcomafia” del giorno prima. Prima che sia troppo tardi.
Salvatore Calleri
presidente della Fondazione Antonino Caponnetto






