SETTEMBRE 2025
L’esigenza di decarbonizzare i consumi imposta dalla transizione energetica ha portato l’energia nucleare a una rinnovata centralità sia nel nostro Paese che in Europa, dove le ipotesi di phase-out o disinvestimento stanno venendo progressivamente abbandonate riconoscendone l’importanza ai fini della sicurezza energetica. Non è un caso che Berlino oggi concordi con Parigi nell’etichettare l’energia atomica “verde”, ma soprattutto che il Cancelliere Mertz abbia criticato pesantemente la decisione di Angela Merkel di uscire dall’energia nucleare nel 2011, sotto le pressioni ideologiche dei Grünen, privando la Germania di elettricità a basso costo e affidabile. Analoghe critiche ha rivolto al suo predecessore, Scholz, per aver chiuso le ultime tre centrali nucleari della Germania, mentre il paese si dibatteva ancora nel pieno della crisi energetica.
L’attuale Governo italiano sta compiendo passi concreti verso il rilancio del nucleare come dimostra l’adesione alla Nuclear Alliance europea e l’inserimento nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, PNIEC. Tuttavia, in Italia l’attenzione si concentra sul “nuovo” nucleare, basato sullo sviluppo di quelli che vengono definiti reattori modulari di piccola taglia: Small Modular Reactors (SMR) e Advanced Modular Reactors (AMR). Ne viene previsto un forte impatto economico sul PIL italiano ed una significativa ricaduta occupazionale per i prossimi 25 anni e si prevede che i primi impianti commerciali potrebbero essere attivi solo all’inizio del prossimo decennio mentre la disponibilità commerciale su larga scala degli AMR, e più in generale delle tecnologie di IV generazione, è più probabile tra metà e la fine del prossimo decennio.
Per quanto SMR ed AMR siano importanti per i futuri benefici sistemici all’economia del Paese occorre fare alcuni distinguo, perché assecondare questa narrazione, in un Paese come il nostro, equivale in termini calcistici a “tirare il pallone in tribuna”. Queste categorie di impianti appartengono all’ambito della ricerca e sviluppo, sono tecnologie ancora non mature, per quanto promettenti, mentre quello su cui dovrebbe concentrarsi l’attuale esecutivo sono le migliori tecnologie oggi sul mercato da “mettere a terra” quanto prima al fine di tornare a produrre dei megawattora di elettricità da fonte nucleare.
Perché non attendere le nuove tecnologie?
Perché le esistenti possono già fare la differenza: alcuni fatti possono rendere più evidente la necessità di non indugiare oltre. La crisi europea del gas del 2022 è stata aggravata dalla necessità di intervenire con delle manutenzioni urgenti in molte unità nucleari francesi, che hanno causato la chiusura temporanea di diversi reattori e il crollo della produzione nucleare francese al livello più basso degli ultimi 33 anni: si consideri che solo il nostro Paese importa dalla Francia oltre il 15% del nostro fabbisogno di energia elettrica. Molti paesi europei hanno dovuto ricorrere alle loro centrali a carbone per tutelare la loro sicurezza energetica. Il recente blackout spagnolo è stato causato dall’eccessiva penetrazione delle rinnovabili intermittenti, eolico e fotovoltaico, in una rete non idonea a supportarle. Se la Spagna avesse sviluppato la sua flotta di centrali nucleari oggi non dovrebbe investire cifre colossali, di cui peraltro è anche difficile dare stime realistiche, per adeguare la sua rete elettrica e dotarsi di accumuli per attenuare parzialmente l’inaffidabilità delle rinnovabili. Resta per la Spagna, come per il nostro Paese, l’imperativo di mantenere una sorta di rete elettrica “ombra” basata sulle centrali termoelettriche per garantire l’adeguatezza della rete.
Ironicamente il paese che detiene la maggior quota di rinnovabili intermittenti in Europa, la Germania, se da un lato ha visto un aumento della quota di elettricità prodotta dalle rinnovabili, fatto abbastanza ovvio se continui ad installare nuovi impianti, dall’altro ha anche visto aumentare la sua quota di consumo di carbone per produrre energia elettrica a dimostrazione della dipendenza delle rinnovabili intermittenti da un carico di base affidabile. I prezzi del gas sono destinati a rimanere volatili per un tempo ancora indefinito, e soprattutto la progressiva dipendenza dal GNL importato, ha spinto i prezzi dell’energia a livelli tali da innescare una forte riduzione dei consumi e far apparire sempre più concreto lo spettro della deindustrializzazione in Europa. Rammentando come l’energia nucleare abbia anche un ruolo strategico oltre che per la sicurezza anche per l’indipendenza energetica. Oltre alle Istituzioni anche l’opinione pubblica, sottoposta suo malgrado a decenni di dibattito polarizzato, sta prendendo coscienza dei benefici delle tecnologie nucleari civili in ambito energetico.
Giovanni Brussato
ingegnere






