Tutti noi abbiamo una vita molto complicata, relazioni difficili, litigi. Avete mai pensato, invece, a costruirvi una relazione ideale? Un rapporto fatto di armonia, di ascolto reciproco senza mai un punto di rottura o un momento di crisi? L’ arrivo di bot AI e delle piattaforme social probabilmente lo ha reso possibile.
In uno studio recente infatti si vede come i giovani accedano sempre di più a Chatbot generati da intelligenza artificiale, capaci di instaurare un dialogo “umano” ed empatico con l’interlocutore. Teniamo presente che gli adolescenti di oggi sono cresciuti in un mondo dove le interazioni digitali/ virtuali sono parte integrante della quotidianità. Le comunicazioni avvengono sempre più spesso attraverso schermi, tramite chat, giochi online,Tiktok e offrono nuovi spazi per socializzare. L’ultima frontiera della tecnologia è appunto eliminare l’interlocutore umano, facendo rispondere una intelligenza artificiale che si piega totalmente ai nostri comandi.
Questi strumenti possono offrire un supporto emotivo, ma possono anche destabilizzare fortemente. Gli adolescenti, spesso vulnerabili e in cerca di approvazione, possono essere facilmente influenzati dalle interazioni con i chatbot che imitano comportamenti umani. Reale e non reale quindi, in una giovane mente, si confondono, creando un vero e proprio terremoto psicologico ed emotivo. Durante l’adolescenza, i giovani affrontano un enorme cambiamento, fisico, caratteriale, costruiscono insomma la propria personalità. La pressione sociale, il confronto con i coetanei e la ricerca costante di approvazione online possono accentuare queste insicurezze. I bot AI, anche se sembrano un modo sicuro di comunicare, non possono sostituire le relazioni umane, con tutto ciò che esse comportano.
I ragazzi possono sentirsi spinti a creare un’immagine ideale di sé sui social, a volte a scapito del loro benessere mentale. Questo fenomeno è amplificato dalla presenza di Chatbot AI che spesso alimentano standard irrealistici di bellezza e successo. Il ruolo dei genitori diventa cruciale come quello della scuola. È fondamentale che siano consapevoli delle insidie del web e che preparino in modo adeguato i propri figli. Prima di dare in mano un telefono ad un ragazzo giovane, bisogna parlarne e soprattutto non smettere di monitorare l’attività online dei propri figli. È importante anche educarli sui rischi del web e su come mantenere la propria sicurezza online, ad esempio attraverso l’uso di impostazioni sulla privacy e la gestione delle informazioni personali.
Infine, la sicurezza online è un tema di grande attualità. Gli adolescenti devono imparare l’importanza di proteggere i propri dati e riconoscere comportamenti inappropriati o pericolosi. La presenza di bot AI può complicare ulteriormente la situazione, perché non tutti i bot sono progettati con buone intenzioni e alcuni possono essere usati per manipolare o raccogliere informazioni personali. È fondamentale che i giovani imparino a riconoscere segnali di allerta e a segnalare comportamenti sospetti. L’educazione digitale deve diventare una priorità, sia per i giovani che per i genitori, sia per la scuola, affinché si possano ridurre i rischi della realtà virtuale. Una notizia che mi ha destabilizzata molto è stata quella di Sewell Setzer, un quattordicenne della Florida, che si è tolto la vita con l’arma del patrigno. Il ragazzo, affetto da ADHD, aveva creato grazie a questi Chatbot una vera e propria realtà parallela. Sewell interagiva con Character AI, un’applicazione di intelligenza artificiale empatica progettata per simulare relazioni umane. Il rapporto con un personaggio generato da AI femminile, in particolare, è poi degenerato in conversazioni intime inappropriate, fino a quando il bot non ha chiesto al ragazzo se avesse mai pensato al suicidio. Poco dopo, Sewell si è tolto la vita. Questa notizia ci deve far riflettere profondamente e agire per proteggere i giovani dalle implicazioni più pericolose del vasto mondo del web.
Elisa Garfagna
giornalista






