OTTOBRE 2025
Il tema della coscienza oltre la morte è uno di quei misteri che da sempre ha acceso la curiosità e il desiderio di comprensione dell’uomo. Da tempi antichissimi, civiltà diverse hanno raccontato esperienze laddove il confine tra vita e al di là sembra sfumare, tracciando racconti di luce, pace e trasformazioni interiori. Nella suggestiva cornice della Casa Bonus Pastor di Roma, si è tenuto un convegno di grande importanza intitolato «Le Esperienze di Premorte (NDE): tra Scienza, Coscienza e Spiritualità». Questo evento ha riunito neuroscienziati, filosofi, teologi e studiosi di varie discipline in un dialogo aperto e approfondito, volto ad esplorare ciò che si nasconde oltre il confine della vita così come la conosciamo. L’iniziativa, promossa dall’Associazione SIMEDET (Società Italiana di Medicina Diagnostica e Terapeutica) e organizzata dal dott. Francesco Sepioni, medico di emergenza-urgenza con una lunga esperienza nello studio sistemico delle esperienze di premorte, ha cercato di penetrare nel cuore di un fenomeno che per molti rappresenta una testimonianza diretta di una dimensione ancora sconosciuta e affascinante. Il dott. Sepioni, noto per il suo libro «Al confine con l’Aldilà», ha guidato i partecipanti con un approccio rigoroso ma sensibile, esplorando le implicazioni neurologiche e psicologiche delle NDE. Ha mostrato come questi eventi suscitino stupore e spesso portino a profonde trasformazioni interiori, capaci di cambiare radicalmente la visione di sé e del senso della vita stessa. Accanto a Sepioni, altri studiosi di fama internazionale hanno portato contributi notevoli. Neuroscienziati hanno analizzato dati clinici relativi a pazienti sopravvissuti ad arresti cardiaci e altre situazioni critiche, mettendo in rilievo come molte esperienze riportate non trovano una spiegazione semplice nelle conoscenze mediche attuali. Alcune di queste testimonianze includono percezioni fuori dal corpo, visioni di luce intensa, e sensazioni di pace e unità, elementi che fanno emergere dubbi circa la natura della coscienza. Filosofi e teologi, dal canto loro, hanno offerto una prospettiva che guarda al senso ultimo dell’esistenza, suggerendo che la morte non sia una fine definitiva, bensì una trasformazione, un passaggio verso una realtà più ampia e misteriosa. Questo clima di dialogo e apertura ha reso il convegno un momento raro e scientificamente prezioso, in cui il rigore empirico si è sposato perfettamente con la delicatezza della ricerca spirituale. È stato possibile discutere del valore umano di queste esperienze, spesso capaci di modificare in modo radicale la percezione della vita e della morte da parte di chi le ha attraversate. Molte testimonianze pubblicate di una nuova serenità interiore, di una rinascita morale che li spinge a vivere con maggiore consapevolezza e attenzione verso gli altri, riscoprendo sentimenti profondi di amore, compassione e pace. Non è casuale che l’evento abbia saputo unire discipline così diverse: la complessità delle esperienze di premorte rende insufficiente qualsiasi lettura unidimensionale. È necessaria una visione olistica, che integri neurologia, psicologia, filosofia, antropologia e teologia. Solo così ci si può avvicinare a sviluppare un quadro più completo, evitando di ridurre il fenomeno a mera attività elettrica cerebrale o a una semplice illusione spirituale. Comprendere le NDE può aprire nuove prospettive per il trattamento e l’accompagnamento di persone in fase terminale o che hanno subito traumi estremi. Queste esperienze sembrano avere un potere trasformativo, capace di alleviare le paure esistenziali e donare una maggiore qualità di vita, instillando la necessità di un approccio più umano e integrato nella cura medica. Il convegno di Roma ha segnato un passo avanti verso una nuova consapevolezza, una che supera la tradizionale dicotomia tra scienza e spiritualità, per costruire un ponte di conoscenza e ignoto. Per chi cerca una chiave di lettura umana e profonda di queste straordinarie esperienze, la frase di Carl Gustav Jung offre un messaggio che ci spinge a riflettere:
«Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia.» In questo «guardare dentro» si nasconde il cammino per comprendere qualcosa di più oltre l’invisibile, per trovare un senso a ciò che la nostra esistenza potrebbe celare. Il convegno ha aperto una porta: invita ciascuno di noi a varcarla con mente aperta e cuore pronto, per accogliere il mistero della vita e della morte che sfida la comprensione e che potrebbe rivelare nuove dimensioni della realtà umana.
Elisa Garfagna
giornalista






