EFFETTI NEGATIVI DEI SOCIAL

Negli ultimi anni, TikTok è diventato uno dei social media più influenti, con miliardi di utenti in tutto il mondo. La sua struttura basata su video brevi e un algoritmo altamente personalizzato ha rivoluzionato il modo in cui “consumiamo” contenuti digitali. Ma come sta cambiando il nostro cervello? Quali sono le implicazioni neurologiche e psicologiche di un utilizzo prolungato della piattaforma?
TikTok si basa su un sistema di gratificazione istantanea: ogni video che guardiamo può attivare il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, incentivando un utilizzo continuo. Questo meccanismo può avere effetti sulla nostra capacità di concentrazione, sulla memoria e sulla gestione del tempo.
La fruizione rapida e continua di contenuti brevi, tipica di alcune piattaforme digitali, sembra innescare una serie di conseguenze interconnesse. In primo luogo, questa modalità può portare a una riduzione della soglia di attenzione, rendendo più difficile concentrarsi a lungo su un singolo argomento. Di conseguenza, la costante esposizione a informazioni frammentarie e superficiali potrebbe compromettere la nostra capacità di assimilare concetti complessi e di memorizzare informazioni a lungo termine, influenzando negativamente i processi di apprendimento. Infine, l’uso compulsivo di queste piattaforme, alimentato dalla ricerca incessante di nuovi stimoli, può generare dipendenza e avere un impatto molto importante sul nostro benessere emotivo e sulla salute mentale.
Ne abbiamo parlato con Gennaro Catone, neuropsichiatra infantile, Professore Associato di psicologia clinica presso l’Università degli studi Suor Orsola Benincasa, Napoli

In che modo TikTok influenza il sistema di ricompensa del cervello? Può creare una forma di dipendenza simile a quella che si osserva con il gioco d’azzardo?
«L’utilizzo dei social media soprattutto attraverso gli smartphone è divenuto fenomeno universale tra i giovani. Secondo un rapporto CENSIS il 95 % degli adolescenti in Italia utilizza abitualmente lo smartphone e circa la metà per più di 3 ore al giorno. Tra i social maggiormente utilizzati troviamo sicuramente TikTok. Parallelamente a questo siamo consapevoli che il tema delle dipendenze si è modificato negli ultimi anni per cui a fianco alle dipendenze da sostanza troviamo le dipendenze comportamentali. La letteratura scientifica e la nosografia psichiatrica confermano l’esistenza di queste nuove forme di dipendenza annoverando nel DSM 5 TR il gioco d’azzardo patologico nei “Disturbi correlati a sostanze” ed il “Disturbo da gioco su Internet” nell’appendice dedicata alle condizioni da sottoporre a ulteriori ricerche. Sul piano teorico possiamo ipotizzare che l’utilizzo prolungato di TikTok possa influenzare i sistemi cerebrali legati alla ricompensa (lo striato ventrale, la corteccia prefrontale ventromediale e l’area tegmentale ventrale) e determinare in alcuni casi forme di dipendenza. Sul piano degli studi, comincia ad emergere quanto le specifiche caratteristiche di questa piattaforma social siano direttamente collegate alla stimolazione dei sistemi di piacere e di ricompensa e, di conseguenza, gli utenti spesso trascorrono lunghi periodi su TikTok. Le preoccupazioni maggiori legate all’utilizzo di questo social sono riconducibili essenzialmente a tre fattori:
1) TikTok è cresciuta rapidamente fino a diventare una delle applicazioni più popolari;
2) TikTok vanta un sistema di algoritmi avanzato che rende la dipendenza da TikTok più grave rispetto ad altre piattaforme di social media;
3) il pubblico di riferimento di TikTok è costituito da adolescenti e giovani adulti.
Siamo pertanto in una fase in cui stiamo accumulando dati a supporto di queste ipotesi e soprattutto analizzando altri fattori personali e ambientali che possano essere associati all’eventuale sviluppo di comportamenti di dipendenza. Le evidenze finora accumulate sollevano preoccupazioni circa il potenziale di TikTok di esacerbare le tendenze alla dipendenza a causa delle sue funzioni specifiche. Va anche detto che un approccio serio al tema delle dipendenze deve includere necessariamente ulteriori fattori culturali e psicologici»

Gli utenti abituali di TikTok possono sviluppare difficoltà nel concentrarsi su attività più lunghe e impegnative, come la lettura o lo studio?
«L’attenzione e la capacità di sostenere compiti lunghi (concentrazione) non sono funzioni mentali innate ma emergenti. La specializzazione di tali funzioni riconosce un contributo di tipo biologico (genetico) ma ritengo che siano estremamente importanti i fattori ambientali e soprattutto l’ambiente inteso come determinanti culturali socialmente condivisi. È possibile ipotizzare che l’uso diffuso dei dispositivi tecnologici e di TikTok stia modellando l’emergenza delle funzioni cognitive ed in particolare di quelle attentive secondo modalità e traiettorie differenti rispetto al passato per cui i ragazzi avvertono maggiori difficoltà nel sostenere attività come la lettura e i compiti a casa. I dati scientifici concordano che l’utilizzo dei social media può essere associato a una riduzione della capacità di attenzione, rendendo più difficile per gli utenti concentrarsi su attività essenziali durante le sessioni di fruizione dei contenuti online. Il consumo intensivo di video di breve durata, una caratteristica distintiva di TikTok, è stato collegato a scarse prestazioni nel controllo dell’attenzione, come la concentrazione e la ritenzione delle informazioni. Alcuni autori chiamano in causa il ruolo del multitasking o dello stato di “continua attenzione parziale” (Goleman), i quali favoriscono la distraibilità. Tale discorso, a mio avviso, si interseca con la crescente attenzione nei confronti del disturbo da deficit di attenzione, iperattività e impulsività (ADHD), un insieme di sintomi che emergono quando il bambino entra in contatto con le richieste dell’istituzione scolastica e che in parte identifica quei bambini che falliscono le aspettative della società. In sostanza potremmo riassumere che, secondo una prospettiva di psicologia sociale, da un lato l’ambiente di crescita di un bambino si è sostanzialmente modificato ed essi sono immersi in una vita piena di stimoli ma dall’altro lato se manteniamo le medesime aspettative, compiti e dispositivi di epoche precedenti si può determinare un corto-circuito tra la traiettoria di sviluppo del bambino e le prestazioni attese»

Esiste un legame tra la modalità di consumo dei contenuti su TikTok e una riduzione della memoria a lungo termine?
«È stata documentata nella letteratura scientifica una relazione tra l’uso dei social media e la memoria. Ad esempio, i ricordi individuali di alcuni eventi potrebbero essere influenzati dall’abitudine attuale di registrare e condividere tali eventi. Un utilizzo massivo dei social media può essere associato a difficoltà nei processi di memoria. Gli studi finora effettuati suggeriscono che l’uso eccessivo dei social media, in particolare della piattaforma TikTok con video brevi, può compromettere processi fondamentali come la memoria di lavoro, un taccuino mentale che permette di conservare e manipolare temporaneamente informazioni. La formazione dei ricordi si realizza in seguito allo spostamento delle informazioni dalla memoria di lavoro a quella a lungo termine e pertanto un’alterazione della prima può avere effetti sulla seconda. È probabile che l’uso dei social media possa avere implicazioni a lungo termine modificando il modo in cui il cervello interagisce con l’ambiente digitale. Ciò, tuttavia, non significa necessariamente riduzione di una funzione ma ad esempio si discute di come il ricorso alle immagini e la fotografia digitale possano addirittura ampliare la memoria a lungo termine»

L’uso prolungato di TikTok può essere collegato ad ansia o depressione, specialmente nei giovani?
«In psicopatologia dell’età evolutiva, nel tentativo di comprendere la natura di un disturbo mentale, assumiamo un modello eziopatogenetico di tipo multifattoriale, ossia riconosciamo che più fattori (di origine biologica, psicologica e sociale) interagiscono tra di loro nel determinare l’insorgenza di fenomeni clinici come ansia o depressione. Diversi studi di associazione hanno dimostrato una correlazione tra l’abuso di TikTok e sintomi e/o disturbi di tipo ansioso depressivo. Altri studi si sono concentrati sull’impatto che TikTok può avere sull’immagine corporea, la soddisfazione personale, i disturbi alimentari, l’isolamento sociale, l’autostima e l’irritabilità. All’interno dei modelli multifattoriali è interessante comprendere anche i meccanismi sottostanti tali associazioni. Ad esempio, l’uso prolungato di TikTok e l’ansia potrebbero essere collegati dalla presenza di FOMO (Fear of Missing Out – la paura di essere tagliati fuori, una nuova forma di ansia sociale) oppure da sentimenti di isolamento, solitudine, preoccupazioni legate a valutazioni negative, difficoltà di relazione con i pari (in persona) e/o interazioni online tossiche. Questi elementi possono, a loro volta, contribuire ad un aumento dei livelli di ansia. Il collegamento con la depressione può riconoscere: la riduzione dei contatti sociali e il senso di solitudine conseguente; sentimenti di inadeguatezza derivati dal confronto con le rappresentazioni idealizzate delle vite degli altri apparentemente più popolari, attraenti, sicuri. Inoltre, lo stato emotivo potrebbe essere direttamente influenzato dalla percezione di spreco di tempo in attività futili. Concludo sottolineando che da un lato stiamo assistendo, dal punto di vista clinico-epidemiologico, ad un aumento del disagio psicologico in adolescenza ma che l’uso prolungato di TikTok può contribuire all’insorgenza di ansia e depressione in adolescenti con preesistente fragilità e condizioni pregresse di rischio psicopatologico»

Considerando che il cervello degli adolescenti è ancora in fase di sviluppo, quali potrebbero essere le conseguenze a lungo termine di un utilizzo eccessivo di TikTok?
«In effetti il cervello adolescente si trova in una fase di pieno neurosviluppo, ossia all’interno di quel processo di maturazione e specializzazione funzionale del sistema nervoso centrale. L’aspetto interessante da sottolineare è che il neurosviluppo è un processo in parte genetico e in parte ambientale e per quest’ultima componente è notevolmente influenzato dalle esperienze. Pertanto, a livello teorico, è plausibile ipotizzare che l’uso prolungato ed eccessivo di TikTok in adolescenza possa avere un effetto sul neurosviluppo in corso. Gli effetti ipotizzati sono in parte già stati descritti sopra: impatto e modellamento delle funzioni cognitive, apprendimento, salute mentale. Tuttavia, il fenomeno principale è proprio rappresentato dallo sviluppo di dipendenza, all’interno del quale rientrano fattori di natura emozionale. A tal proposito è opportuno ricordare ad esempio le forme estreme di ritiro sociale definite con il termine “hikikomori”. Altre conseguenze negative di tipo psicologico potrebbero essere la diffusione di valori negativi, la acritica imitazione di comportamenti, l’eccessiva influenza dei contenuti di TikTok ed episodi di cyberbullismo. In sintesi, l’utilizzo prolungato di TikTok potrebbe avere degli effetti a lungo termine sul cervello che tuttavia non sono ancora del tutto compresi. Le neuroscienze continuano la loro attività di ricerca nel tentativo di fornire risposte interessanti ed esaustive»

Quali consigli può dare per un utilizzo più equilibrato di TikTok, riducendo gli effetti negativi sul cervello?
«I consigli possono essere rivolti sia ai genitori che ai ragazzi che utilizzano direttamente TikTok. Ai genitori consiglio innanzitutto di trasmettere con autorevolezza e tranquillità ai propri ragazzi la necessità di rispettare il limite dei 13 anni per l’iscrizione ai social magari con un periodo precedente di accompagnamento condiviso all’uso. L’adulto ha un ruolo centrale nel mantenere un approccio vigile, favorire consapevolezza, concordare regole orientate ad un uso moderato del social. Inoltre, essi potrebbero aprire un canale di dialogo con i propri figli sulle esperienze social ed intervenire in situazioni potenzialmente pericolose. Ai ragazzi consiglio di adottare un approccio critico all’utilizzo di TikTok attraverso lo sviluppo di competenze di alfabetizzazione (literacy) e di moderare i tempi di esposizione limitando il tempo di utilizzo e alternando a questo momento di disconnessione ed esperienze di confronto con contesti di vita reale. È consigliabile un utilizzo attivo delle piattaforme e non esclusivamente passivo. Infine, i ragazzi devono conoscere bene i rischi potenziali relativi alla privacy e ad esempio alle challenge (le sfide) pericolose».

Elisa Garfagna
giornalista

 


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