È sorprendente e allo stesso tempo sconfortante il divario relativo alle performance delle connessioni internet nella società digitale. Da una parte, nei luoghi più accessibili e supportati dalla tecnologia e dagli investimenti, si gode del privilegio della velocità di download, upload, della minore latenza e della stabilità del segnale grazie al servizio di avanguardia reso della fibra ottica FTTH, dall’altra, in una realtà che assomiglia di più all’era pre-Arpanet, ci si trova, a causa di diversi fattori come gli ostacoli geografici, i costi delle infrastrutture e i ritardi burocratici, nella condizione opposta in cui non si rileva nessuna connessione a causa della mancanza del segnale. Questo divario numerico, il digital divide, crea una vera e propria barriera alle comunicazioni e, conseguentemente, alle relazioni e colpisce in particolare il sud Italia e le aree interne, dove la copertura della fibra ottica è limitata e la connessione mobile non è sempre sufficiente a garantire un servizio qualificato. La Commissione Europea, a tal proposito, ha creato una mappa relativa alla copertura suddividendo il territorio in zone per misurare il livello di investimento privato relativo all’ultra broadband, ovvero la banda ultra larga; le aree sono state divise in tre cromie: le nere, quelle con il miglior servizio di connessione con almeno due reti di banda larga, le grigie, che ne hanno in previsione solo una e le bianche dove non esiste il servizio, né è pianificato nessun investimento per realizzarlo, probabilmente perché il numero dei potenziali utenti non giustificherebbe il costo delle infrastrutture.
Ma rispetto a questo ultimo punto si entra in piena area costituzionale considerato che questa menomazione limita la possibilità di studiare, di lavorare e di avvalersi di molteplici servizi fondamentali che riguardano la salute. Non esiste, dunque, solo il disservizio che riguarda l’assenza di connessione ad internet, ma vengono meno, in questa condizione, un insieme di ausili determinanti nella vita degli individui. Non sono i servizi ludici o informativi che mancano, per quanto anche questi ultimi importanti per garantire una corrispondenza con il mondo circostante, si tratta soprattutto di insufficienza di supporto riguardante necessità di salute, istruzione e lavoro, diritti irrinunciabili per chiunque.
Riguardo alla questione della sanità, è noto quanto l’utilizzo della rete digitale sia fondamentale per l’erogazione di servizi medici come le consultazioni a distanza, il monitoraggio da remoto dei pazienti e la trasmissione di dati sanitari. A tal riguardo il senatore Guido Liris, dottore in medicina con una specializzazione in igiene e medicina preventiva, e componente della quinta Commissione Bilancio e nella Giunta per il Regolamento spiega: «Si tratta di aree geografiche dove alle aziende private non conviene investire e in cui, in presenza di infrastrutture, manca comunque il compimento dei percorsi finali come il collegamento con le utenze domestiche. Ci sono molti comuni italiani isolati, dove ponti o strade sono malmessi e la cui manutenzione è onerosa. Il digitale, che abbiamo conosciuto durante la pandemia, sia in ambito lavorativo che formativo, sarebbe la risposta adeguata a tali problematiche territoriali e consentirebbe alle persone che abitano nelle zone appartate di non doversi spostare per accedere a tutta una serie di servizi”. È necessario, inoltre fare i conti con una popolazione che invecchia sempre di più (pensiamo agli ultracentenari) per cui la telemedicina rappresenterebbe una soluzione efficace, un’opportunità per ricevere servizi di assistenza come la telemonitoraggio o la telesorveglianza sanitaria a distanza utili alla supervisione di tutte quelle patologie che possono essere gestite da remoto. È ora di attuare un cambio radicale del servizio sanitario nazionale, stracarico e appesantito, che continua a dare risposte universalistiche mentre dovrebbe assecondare bisogni e necessità diverse in base a differenti prerogative. Per gli anziani, che soffrono perlopiù di patologie come le cardiopatie, artrosi o malattie legate al metabolismo, sarebbe un metodo funzionale e risolutivo, anche per sopperire alla mancanza di personale sanitario, creare un insieme di sistemi in grado di gestire i differenti disturbi da remoto in grado di porre, inoltre, una grande attenzione alla prevenzione. Ora esistono soluzioni alternative, come l’intelligenza artificiale o i satelliti, per dare copertura alle aree dove la connessione non arriva e questo rende ancora più concreta la possibilità di percorrere nuove strade per lo sviluppo del digitale a servizio del cittadino».
Maria La Barbera
giornalista






