In questi ultimi 20 anni l’Europa è stata oggetto di numerosi attacchi terroristici. Dalle bombe di Madrid dell’11 marzo 2004, ai vari attentati a Londra, a quelli di Parigi, le capitali europee – ma non solo – hanno vissuto continui episodi di grave violenza legata ad estremismi religiosi. Gli ultimi due casi, e sappiamo purtroppo che non sarà così, si sono verificati a Monaco, nel giorno di San Valentino, dove un giovane afgano al quale era stata respinta la domanda di asilo, è piombato sula folla di un corteo sindacale uccidendo una donna di 37 anni e la sua bimba di soli 2. Il giovane era arrivato in Germania nel 2017, dove aveva fatto ricorso in seguito al respingimento della sua domanda di asilo. Le tappe precedenti del suo cammino dall’Afghanistan l’avevano portato nel novembre del 2016 prima a Reggio Calabria, dove era stato identificato e fotosegnalato, e poi a Brescia. In seguito, se ne erano perse le tracce in Italia. L’altro attacco, diverso per modalità d’azione, si è tristemente verificato sabato scorso in Austria, nella città di Villach, dove un cittadino siriano di 23 anni ha accoltellato cinque passanti, uccidendo un ragazzo di 14 e ferendo altre cinque persone. Anche in questo caso l’attentatore si è scagliato su civili inermi. Apparentemente divertito e con “l’indice alzato”, il gesto della mano allude alla loro interpretazione fondamentalista del tawḥīd – “La fede nella unicità di Dio è una componente chiave della religione musulmana”. Possiamo senz’altro dire che ha usato la strategia del manuale jihadista. Elementi insignificanti che assumono una valenza concreta per chi da anni analizza le modalità e i rituali dei fondamentalisti. Fortunatamente, in questo caso, un testimone sulla scena dell’aggressione ha bloccato il terrorista, investendolo con la sua auto ed evitando di certo altre possibili vittime. Il terrorista, nonostante la giovane età, si era radicalizzato sui social media, e in particolare su TikTok, dove seguiva i video di predicatori islamisti estremisti, come divulgato dalla polizia austriaca in una nota.
Oggi viviamo la minaccia di un terrorismo diverso, nella concezione e negli scopi, non più fenomeno congiunturale ma strutturale, non riconducibile ad un’entità statale, con decentralizzazione delle iniziative e completa autonomia delle singole cellule che richiede non solo un nuovo approccio concettuale e operativo. Il controllo del territorio delle persone, delle loro strutture sociali e organizzative e dei loro spostamenti non basta. Il nuovo terrorismo pone dunque nuove sfide alla democrazia di tutti i Paesi dell’UE, che devono reagire a costo di eccedere. Per questi motivi le esigenze sottese alla sicurezza potrebbero garantire altre forme di rinforzo come, ad esempio, la Sicurezza Partecipata.
Per Sicurezza Partecipata si intende un nuovo concetto che coinvolge attivamente i cittadini e le comunità nel processo di gestione della sicurezza pubblica. L’idea alla base di questa strategia è che la collaborazione tra le forze di polizia, le istituzioni e gli stessi cittadini può migliorare l’efficacia delle misure di prevenzione e intervento contro fenomeni criminosi e terroristici. La partecipazione della comunità aiuta a costruire un ambiente di fiducia reciproca, dove le persone sono più inclini a segnalare comportamenti sospetti e a collaborare con le autorità. Quando parliamo di terrorismo, la sicurezza partecipata può giocare un ruolo cruciale in vari modi: Prevenzione tramite la comunità: Le comunità locali, se ben integrate e informate, possono individuare e segnalare segni di radicalizzazione o attività sospette. Questo tipo di collaborazione aiuta a prevenire attacchi terroristici prima che si verifichino. Sostegno alla resilienza: Le comunità che adottano un approccio di sicurezza partecipata sono in grado di sviluppare una maggiore resilienza psicologica e sociale in caso di attacchi terroristici. La resilienza non si limita a reagire alla crisi, ma implica anche la capacità di recuperare rapidamente e di mantenere la coesione sociale. Le persone che sono parte di una rete comunitaria forte, dove c’è collaborazione e fiducia reciproca, sono più capaci di sostenersi a vicenda nei momenti di difficoltà. In questo contesto, la partecipazione attiva ai programmi di sicurezza permette alle comunità di reagire meglio agli shock emotivi e fisici causa da eventi traumatici, come un attacco terroristico. Inoltre, il supporto psicologico immediato e la creazione di spazi sicuri per le persone colpite sono facilitati quando c’è una rete di collaborazione tra cittadini, organizzazioni locali e autorità. Le comunità che sono abituate a lavorare insieme per la sicurezza sono più pronte a organizzare e a implementare attività di recupero e supporto a lungo termine, riducendo così gli effetti devastanti che un attacco terroristico può avere sulle persone e sul tessuto sociale.
Contrasto alla paura e alla stigmatizzazione
Un altro aspetto fondamentale del sostegno alla resilienza è la capacità di contrastare la paura e la stigmatizzazione che spesso seguono a eventi terroristici. Le comunità che si sentono parte integrante del processo di sicurezza, che sono abituate a lavorare insieme per la prevenzione e a condividere informazioni utili, sono meno vulnerabili alla manipolazione emotiva e alla divisione che i terroristi cercano di alimentare. Un cittadino comune non dovrebbe mai sentirsi autorizzato a prendere la legge nelle proprie mani e agire con violenza, anche se motivato da un desiderio di proteggere la propria comunità o la propria vita, ma nell’attacco di Villach, in Austria, abbiamo realizzato gli effetti concreti e senza dubbio positivi di una tempestiva risposta da parte di un semplice cittadino. È pur vero che la sicurezza e la gestione delle minacce terroristiche devono essere sempre nelle mani delle autorità competenti, come la polizia e le forze armate, che sono addestrate a rispondere in modo proporzionato e legale, ma in alcuni casi, semplici cittadini, preferibilmente ex militari o soggetti educati e formati, possono benissimo essere un valore aggiunto al dispositivo di risposta alla minaccia terroristica. Ergo, anche se un cittadino non dovrebbe agire direttamente contro un terrorista, può comunque contribuire in modo significativo alla sicurezza della comunità, può aiutare a prevenire atti terroristici segnalando comportamenti sospetti alle autorità competenti. La cooperazione tra cittadini e apparati di sicurezza sarà cruciale nella prevenzione del terrorismo di oggi e di domani.
Vincenzo Priolo
esperto di sicurezza






