Il mondo dei giocattoli cambia: arrivano le Barbie con intelligenza artificiale, ma a che prezzo?
L’infanzia è da sempre considerata un’oasi protetta dalla frenesia del mondo adulto. Ma ora, anche questo spazio rischia di essere profondamente trasformato. Con la partnership tra il colosso dei giocattoli Mattel e OpenAI, la società dietro a ChatGPT, i giocattoli del futuro promettono di essere molto più che semplici passatempi. Si parla già di una prima ondata di bambole ‘intelligenti’ in arrivo per questo Natale, e tra queste, l’iconica Barbie, che potrebbe presto diventare una compagna di giochi in grado di conversare, ricordare e persino aiutare con i compiti. Ma cosa significa tutto questo per lo sviluppo dei nostri figli? Immaginate che vostra figlia entri nella sua stanza e saluti la sua Barbie, e che la bambola le risponda, ricordando la conversazione del giorno prima o facendole domande sui suoi amici. Questo non è uno scenario futuristico, ma la realtà imminente che sta per investire il mercato dei giocattoli. Secondo la catena di rivenditori Maziply Toys, i giocattoli basati sull’IA rappresenteranno un mercato da 224 miliardi di dollari entro il 2034, una crescita di cinque volte in meno di un decennio.
Questo tipo di interazione offre un’esperienza di gioco personalizzata e immersiva. La nuova Barbie non solo ascolterà, ma si adatterà e risponderà, creando un legame emotivo con il bambino. Aiuterà con i compiti e non metterà mai in discussione le sue idee, diventando una confidente sempre disponibile. L’obiettivo di Mattel è creare una nuova generazione di giocattoli che possano interagire in tempo reale con i bambini, al prezzo stimato tra i 70 e i 120 euro. L’azienda di giocattoli ha già sperimentato in passato con prodotti simili. Nel 2015, la «Hello Barbie» fu uno dei primi tentativi di bambola parlante con riconoscimento vocale e connessione internet, ma venne presto archiviato a causa delle polemiche legate alla raccolta dei dati vocali dei bambini. Nonostante le rassicurazioni di Mattel, che promette che ogni nuovo prodotto sarà conforme alle normative vigenti, come il COPPA negli USA e il GDPR in Europa, le domande etiche rimangono. La psicologa Marianne Brandom, in un commento su Psychology Today, esprime forti preoccupazioni. Sottolinea che l’infanzia, fino ad ora quasi del tutto risparmiata dall’invasione digitale, sarà ora plasmata dall’IA, proprio come accade per gli adulti e gli adolescenti. La specialista si chiede se, in nome della comodità tecnologica, stiamo sacrificando la creatività, il pensiero critico e le capacità sociali dei nostri figli.
Brandom avverte che questa non è una scena di un film futuristico, ma il futuro imminente dei giocattoli. Finora, i bambini più piccoli sono stati tra le poche fasce d’età la cui vita quotidiana non è stata saturata dall’intelligenza artificiale. Ma con l’imminente ondata di giocattoli basati sull’IA, anche la prima infanzia (gli anni più neuroplastici e formativi) sarà presto plasmata dall’intelligenza artificiale tanto quanto qualsiasi altra fase della vita. La psicologa pone una questione importante: «Come stiamo facendo con i nostri adolescenti, sacrificheremo ora la creatività, il pensiero critico e le capacità sociali dei nostri figli sull’altare della comodità tecnologica?». Gli studi dimostrano che l’uso massiccio di assistenti IA può portare gli utenti a un minor impegno nella risoluzione autonoma dei problemi, affidandosi ciecamente alle risposte della macchina. Il cervello dei bambini è incredibilmente plastico e si modella in base alle esperienze. L’autrice dell’articolo su Psychology Today, riporta che il cervello dei bambini è altamente neuroplastico, il che significa che si adatta e si modella in base alle esperienze. Mentre alcune abilità cognitive stanno diminuendo, altre, come le abilità spaziali, stanno migliorando, probabilmente grazie alla natura immersiva e visiva degli ambienti digitali. Tuttavia, questo lato positivo non compensa la preoccupazione più ampia: i bambini passano più tempo con schermi e giocattoli intelligenti e dedicano meno tempo a destreggiarsi nel mondo caotico e fantasioso del gioco tra pari. Brandom riconosce che alcune abilità cognitive, come quelle spaziali, possano migliorare grazie alla natura immersiva degli ambienti digitali, ma non crede che questo compensi la perdita di altre competenze fondamentali. L’esperta suggerisce ai genitori di trovare un equilibrio, incoraggiando i figli a divertirsi sia con la tecnologia che con il gioco tradizionale e l’interazione con gli altri bambini. La sua raccomandazione è chiara: mantenere viva la curiosità, fare domande sulle esperienze con i giocattoli intelligenti e, soprattutto, creare occasioni per interazioni sociali nel mondo reale. Questo non significa demonizzare la tecnologia, ma piuttosto gestirla con saggezza. È una sfida che richiede ai genitori di essere più consapevoli che mai del tipo di giocattoli che scelgono per i loro figli e del modo in cui li usano. La Barbie potenziata dall’intelligenza artificiale potrebbe essere un’opportunità di apprendimento e crescita, ma solo se usata con equilibrio e consapevolezza dei rischi. La questione etica rimane sul tavolo e la discussione è solo all’inizio.
Elisa Garfagna
giornalista






