GENNAIO 2026
I gruppi terroristici di solito utilizzano una vasta gamma di armi, che spaziano da attrezzature militari standard a veri e propri ordigni artigianali.
Le principali tipologie emerse dai conflitti e dagli attentati recenti sono i fucili d’assalto: Il modello più diffuso rimane la famiglia degli AK-47 (Kalashnikov), utilizzati in numerosi attacchi per la loro facilità di reperimento e manutenzione. Spiccano sicuramente anche le armi artigianali come il “Carlo”, ossia una mitraglietta artigianale diventata uno dei simboli della violenza armata in Medio Oriente, particolarmente utilizzata da gruppi militanti palestinesi e organizzazioni criminali. Usato soprattutto nel 2025 in attentati a Gerusalemme per via del suo basso costo e della facilità di fabbricazione. Assemblato in officine meccaniche clandestine e laboratori rudimentali, spesso situati in Cisgiordania. Per la sua costruzione si utilizzano materiali di recupero come tubi idraulici per la canna e scarti metallici saldati.
Il nome deriva dal mitra svedese Carl Gustaf m/45 (o dalla sua variante egiziana Port Said), di cui il “Carlo” imita grossolanamente il design. Sul mercato nero ha un prezzo molto accessibile rispetto ad armi militari standard, variando tra gli 800 e i 4.000 dollari a seconda della qualità. Nel settembre 2025, esemplari di “Carlo” sono stati impiegati in attacchi terroristici a Gerusalemme, come quello avvenuto al bivio di Ramot. Da non tralasciare le armi corte (Pistole) di piccolo calibro che consentono di facile occultamento e particolarmente indicati per attacchi mirati in contesti urbani europei dove non serve una lunga gittata e l’improvvisazione la fa da padrone. In ultimo vanno evidenziati anche gli ordigni Improvvisati (IED) molto spesso assemblati con materiali facilmente reperibili nei grossi centri commerciali e utilizzati per attacchi a sorpresa ma attentamente pianificati e studiati.
In Australia, uno dei killer radicalizzati di Bondi Beach a Sydney invece ha usato un fucile da caccia Beretta BRX1: una carabina da caccia con sistema di ricarica straight-pull (lineare), introdotta nel mercato per offrire velocità e precisione superiori rispetto ai modelli bolt-action tradizionali. Gli esperti hanno sottolineato come il sistema di ricarica all’avanguardia del BRX1 abbia permesso all’islamista di sparare colpi in rapida successione, quasi come se fosse un’arma semiautomatica.
Di certo un cambio di passo nella strategia dei due soggetti, padre e figlio, anche perché l’arma era detenuta legalmente. Il padre possedeva una regolare licenza di caccia e un arsenale di sei armi registrate, nonostante fosse “noto ai servizi di sicurezza”. Ciò pone riflessioni. L’uso della BRX1 in questo attentato ha scatenato un acceso dibattito politico in Australia in particolare sulla facilità di acquistare carabine ad alta velocità di tiro con licenze per uso venatorio, portando a richieste urgenti di revisione delle leggi attuali sulle armi.
Fortunatamente un civile presente sul posto, Ahmed al-Ahmed, è riuscito a mani nude a disarmare il terrorista che impugnava la Beretta proprio mentre questi cercava di ricaricare, venendo celebrato come un eroe nazionale. Anche questa risposta alla minaccia apre una riflessione, ovvero sull’importanza della Sicurezza Partecipata: un modello di gestione della sicurezza pubblica poco attenzionato soprattutto in Europa, basato sulla collaborazione attiva tra istituzioni (Stato, Forze dell’Ordine), enti locali e cittadini per prevenire minacce come il terrorismo. L’attentato di Bondi Beach ha dimostrato al mondo l’importanza dell’intervento civile che con il suo intervento ha salvato numerose vite prima dell’arrivo della polizia.
Particolarmente indicato sarebbe, in un quadro di prevenzione delle minacce, anche l’impiego di ex militari nella sicurezza partecipata, poiché permetterebbe di integrare competenze tecniche avanzate nel tessuto della sicurezza civile e urbana. Coinvolgere ex appartenenti alle forze di polizia o militari in programmi di sicurezza partecipata aiuterebbe senz’altro a ricostruire il legame tra istituzioni e comunità, migliorando peraltro anche la prevenzione della criminalità locale.
La complessità delle minacce richiede “risposte sempre più articolate”, dove l’intelligence e le forze di polizia collaborano stabilmente con le amministrazioni centrali per creare canali di raccordo rapidi ed efficaci, ma appare del tutto evidente la necessità di alimentare un nuovo approccio che coinvolga anche i cittadini. Quindi non solo semplice “vigilanza”, ma un sistema professionale dove l’esperienza di alcuni cittadini che hanno Servito negli apparati di sicurezza garantisce un livello di prevenzione superiore, specialmente nella gestione di tecnologie moderne e nella risposta a minacce terroristiche fluide.
Vincenzo Priolo
analista sicurezza






