NOVEMBRE 2025
Negli ultimi tempi, il mondo della sicurezza informatica si trova ad affrontare una svolta lavora lontano dai riflettori, nascosta nelle pieghe più profonde del dark web. Questa tecnologia ha rivoluzionato radicalmente il modo in cui vengono concepiti e realizzati gli attacchi digitali: quello che una volta richiedeva team di esperti, mesi di preparazione e software complessi, oggi può essere messo in atto con pochi clic, grazie a strumenti automatizzati e incredibilmente sofisticati come WormGPT e FraudGPT. Queste AI permettono non solo di creare malware personalizzati in pochi secondi, ma anche di generare email di phishing estremamente credibili, capaci di ingannare anche gli utenti più attenti senza lasciare tracce evidenti.
La minaccia va però ben oltre la semplice compromissione dei sistemi informatici. La Dark AI colpisce le fondamenta della nostra fiducia nel mondo digitale, rendendo quasi indistinguibili le linee tra reale e falso. Con tecnologie di deepfake sempre più rapide e avanzate, oggi è possibile clonare voci, volti e persino presenze digitali in tempo reale durante una videochiamata, mettendo a rischio non solo dati e infrastrutture, ma anche la capacità stessa di prendere decisioni consapevoli in ambienti di lavoro, istituzionali o personali. Group hacker come Charming Kitten hanno già dimostrato come questa intelligenza artificiale possa rendere le campagne di phishing più sofisticate e difficili da individuare, trasformando messaggi generici in comunicazioni altamente mirate e ingannevoli. Questa evoluzione segna una nuova era per la cybersecurity, con rischi che coinvolgono non solo grandi aziende, ma anche istituzioni e cittadini comuni, tutti potenzialmente esposti a una manipolazione digitale senza precedenti. Per affrontare questa sfida, non bastano più le difese tradizionali: è necessario adottare soluzioni tecnologiche avanzate capaci di identificare queste falsificazioni sofisticate, investire nella formazione di professionisti specializzati e promuovere una cultura della consapevolezza e dell’attenzione diffusa.
In questo contesto complesso e in rapido mutamento, abbiamo scelto di dialogare con Andrea Vingolo, Direttore Generale Tinexta Visura, per capire come difendersi concretamente in questo scenario in continua evoluzione.
Quali sono le caratteristiche principali che distinguono la Dark AI dalle altre forme di intelligenza artificiale più conosciute e utilizzate?
« Principalmente l’intento. La Dark AI usa la tecnologia dell’intelligenza artificiale in modo malevolo: non per aiutare, ma per ingannare. Nei fatti è la stessa tecnologia, ma con obiettivi illeciti o dannosi come frodi e disinformazione».
In che modo la diffusione di deepfake e Dark AI sta cambiando il panorama della sicurezza informatica per aziende e istituzioni?
« Oggi bastano pochi euro e un software per creare truffe digitali e questo purtroppo vuol dire che gli attacchi Dark AI sono molto più facili. A mio avviso aziende e istituzioni devono evolvere le proprie difese, investendo in strumenti di rilevamento avanzati, formazione del personale e protocolli di verifica più rigorosi».
Quali sono le strategie più efficaci per riconoscere e difendersi dagli attacchi automatici generati dalla Dark AI?
«Difendersi oggi significa formare le persone, adottare strumenti di rilevamento basati sulla AI che riescano a rilevare e correggere i contenuti manipolati e monitorare attivamente il dark web. La sicurezza è multilivello e deve anticipare le minacce».
In che modo le leggi possono aiutare a fermare l’uso pericoloso delle intelligenze artificiali nel dark web?
«L’AI non è una minaccia in sé, ma può diventare se usata male. Le leggi devono normare secondo principi etici, regolamentazioni chiare e una governance responsabile. La sfida non è fermare l’AI, ma governarla con intelligenza».
Infine, ci può raccontare quale è la visione e l’obiettivo principale del progetto che sta guidando in Visura?
«Lextel AI rappresenta un’evoluzione dell’intelligenza artificiale per la professione forense applicata al diritto, dove la qualità e la quantità (circa 7 milioni di documenti) delle fonti è centrale per evitare il rischio di allucinazioni e garantire risposte giuridicamente fondate. La piattaforma non sostituisce il pensiero dell’avvocato, ma lo potenzia: ogni elaborato è costruito a partire dal lavoro del professionista, valorizzando la sua competenza e creatività. Inoltre, Lextel AI opera nel pieno rispetto delle normative vigenti, come l’AI Act e il GDPR, e adotta rigorosi protocolli di sicurezza e trasparenza algoritmica. In questo modo, l’AI diventa uno strumento affidabile, etico e al servizio della professione forense».
Elisa Garfagna
giornalista






