L’ultima tendenza social sembra essere indubbiamente quella dei “programmi ambassador”. Ma cosa significa? Brand di ogni tipo, soprattutto quelli più piccoli e a caccia di visibilità, attirano potenziali collaboratori promettendo prodotti gratuiti in cambio di qualche repost e storia. Spinta dalla curiosità e con parecchio scetticismo, ho deciso di calarmi nei panni di una finta influencer per un giorno, iscrivendomi al programma Ambassador VIP di un micro-brand di gioielli che spopola su TikTok. Quello che ho scoperto è stato a dir poco allucinante.
Il gancio è allettante: “Ricevi gioielli gratuiti ogni mese! Diventa nostro Ambassador VIP e mostra la tua bellezza sui social!”. Chi non sarebbe tentato da questa proposta, soprattutto se si è molto attivi su piattaforme come TikTok e Instagram? E si hanno come riferimenti Chiara Ferragni o Nicole Pallado? Così, con un profilo social come il mio, che di gioielli non ha mai parlato, ho deciso di candidarmi. Con mia sorpresa, la mia candidatura è stata immediata ed ho compreso già da lì che il brand non applicava alcun tipo di filtro…
Evidentemente, il numero conta più del reale interesse verso il prodotto.
Ero ufficialmente una Ambassador VIP! Subito dopo ho ricevuto il link affiliato per effettuare il mio “primo ordine gratuito”. Immediatamente ho fatto una scoperta, non resa chiara in fase di engagement: i gioielli erano gratis, ma per riceverli a casa avrei dovuto pagare la modica cifra di 19,90 euro per le spese di spedizione. Ma il vero colpo di scena è arrivato poco dopo. Sospettosa circa la qualità ed il design dei gioielli proposti, ho deciso di fare una rapida ricerca per immagini di alcuni degli articoli presenti nello shop online del micro-brand. Quello che ho scoperto mi ha lasciato a bocca aperta. Gli stessi identici “gioielli” che venivano presentati come esclusivi e offerti come benefit del programma Ambassador VIP, si trovavano in vendita su siti cinesi come AliExpress e Alibaba a un prezzo irrisorio.
Questo modus operandi ricalca il modello del “dropshipping” una tecnica di vendita in cui i brand non possiedono fisicamente i prodotti che promuovono. Essi si limitano a rivendere articoli acquistati da fornitori terzi a un prezzo maggiorato, generando margini di guadagno consistenti senza gestire inventario nè logistica. Gli articoli, pertanto, non sono né esclusivi né artigianali, ma si tratta spesso di bigiotteria prodotta in serie e facilmente reperibile su marketplace cinesi internazionali di dubbia fattura. Facciamo un esempio concreto. Un paio di orecchini venduti sullo shop online del micro-brand a circa 30 euro, erano disponibili su AliExpress a soli 2,50 euro.
Una differenza di prezzo abissale, che dite? L’illusione di ricevere gioielli esclusivi e di far parte di un circuito VIP è la vera leva su cui puntano questi negozi di dropshipping per vendere. Non si tratta di gioielli unici o di alta qualità, ma di semplice bigiotteria acquistata a bassissimo costo e rivenduta, o “offerta” tramite programmi ambassador, con margini di guadagno enormi. La strategia mi è del tutto limpida adesso: attirare persone, spesso giovani e desiderose di visibilità, con la promessa di prodotti gratuiti, per poi far pagare spese di spedizione gonfiate e, potenzialmente, indurle ad acquistare altri prodotti a prezzi ben superiori al loro reale valore. Non tutto ciò che luccica è oro, e spesso dietro a tutto questo, si nascondono strategie di marketing poco pulite, che sfruttano il desiderio delle persone di sentirsi parte di qualcosa di esclusivo o semplicemente di ottenere prodotti gratis.
La prossima volta che vi imbatterete in un programma Ambassador VIP che promette gioielli gratuiti, vi consiglio di fare qualche ricerca più approfondita. Potreste scoprire che quel “gioiello” tanto desiderato è molto più accessibile ed assolutamente non esclusivo di quanto sembri. E magari, potreste investire quei 19,90 euro di “spese di spedizione” in qualcosa di reale valore. L’eccellenza si paga. Ma questa è un’altra storia da raccontare.
Elisa Garfagna
giornalista






