MAGGIO 2026
L’Italia ha intrapreso una strada senza ritorno: quella della digitalizzazione integrale degli appalti pubblici. Con il nuovo Codice dei contratti (D.Lgs. 36/2023), non stiamo solo dicendo addio alla carta, ma stiamo costruendo un sistema dove tutte le banche dati comunicano tra loro. Tra i vari strumenti a disposizione delle amministrazioni vi è anche l’Hub Contratti Pubblici, un portale creato dal Ministero delle Infrastrutture (MIT), in collaborazione con Ifel, Invitalia e Itaca, per -supportare il personale delle stazioni appaltanti a conoscere e gestire le gare d’appalto in una nuova ottica digitale in modo semplice e veloce. Abbiamo chiesto ad Anna Corrado, magistrato esperto che ha partecipato alla scrittura delle regole tecniche in materia di digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici e che oggi coordina i lavori dell’HUB, di spiegarci come stanno cambiando in concreto le cose in questo nuovo contesto.
Dottoressa Corrado, innanzitutto perché insiste tanto sul bisogno di assumere tecnici e informatici nella Pubblica Amministrazione?
«Il motivo è semplice: senza persone che conoscono bene la tecnologia, è impossibile far funzionare un sistema digitale. Oggi un appalto non è più solo una questione di documenti e firme su carta; servono anche ingegneri e informatici per gestire informazioni, dati e riorganizzare procedimenti amministrativi in ottica digitale, come ad esempio sta avvenendo con i nuovi metodi di progettazione in BIM. Proprio per questo abbiamo pensato di realizzare l’Hub rivolgendoci a chi lavora già negli uffici e non è un esperto. Questo portale offre video-corsi (webinar), podcast e guide pratiche che non servono solo a spiegare le leggi, ma a insegnare come adoperare le piattaforme e a trasformare atti in dati nella pratica quotidiana. Vogliamo che ogni dipendente pubblico si senta autonomo e sicuro nell’usare gli strumenti digitali nel mondo degli appalti pubblici.»
Avete introdotto un assistente digitale chiamato Digit-APP che usa l’Intelligenza Artificiale per rispondere ai dubbi dei funzionari. C’è il rischio che la macchina prenda il posto dell’uomo?
«Assolutamente no. Digit-APP è come un “compagno digitale” che aiuta il Responsabile del Progetto (il RUP) a trovare in pochi secondi tra migliaia di leggi, pareri e sentenze quella che serve in quel momento. Ma attenzione: la tecnologia aiuta a leggere i dati, ma non può decidere al posto nostro. La scelta finale su cosa sia meglio per un progetto o per un comune spetta sempre all’essere umano. La responsabilità della decisione rimane in capo al funzionario; l’intelligenza artificiale serve a renderlo più preparato, non a sostituirlo.»
Molti funzionari hanno paura di sbagliare quando firmano un atto. In che modo il nuovo portale può aiutarli a sentirsi più tranquilli?
«L’incertezza nasce spesso dal non sapere come interpretare una regola complicata. Con l’Hub del Ministero, quando un funzionario legge un articolo del Codice, trova subito collegati i pareri del Ministero, dell’Anac e le sentenze dei giudici amministrativi. Non deve più cercare informazioni frammentate in giro, perché ha tutto sotto mano, in modo ordinato. Questa chiarezza porta ad avere una maggiore “audacia amministrativa”: un funzionario che conosce bene i precedenti e ha basi solide non ha più paura di sbagliare, ma agisce con responsabilità e coraggio per il bene della comunità.»
Con tutto che diventa digitale, c’è il rischio che chiunque potrà vedere ogni segreto delle aziende che partecipano alle gare?
«La digitalizzazione rende tutto più trasparente perché ogni passaggio è tracciabile sulla piattaforma che si utilizza. Non dobbiamo più aspettare che qualcuno ci chieda i documenti; i dati sono già lì, pronti e disponibili per i partecipanti. Però dobbiamo essere attenti: la trasparenza non deve rappresentare un pericolo per le aziende. Ogni impresa ha dei segreti commerciali o dei modi di lavorare che non vuole far sapere ai concorrenti. Per questo il sistema è progettato per mostrare tutto ciò che serve per il controllo pubblico, ma anche per proteggere il “saper fare” delle ditte, garantendo che restino competitive sul mercato.»
Spesso i piccoli comuni non hanno i mezzi delle grandi metropoli. Il digitale aiuterà a colmare questo divario o lo peggiorerà?
«Il digitale è un grande strumento di uguaglianza. Grazie all’interoperabilità, ovvero al fatto che tutti usano gli stessi portali e le stesse regole, anche il comune più piccolo d’Italia può accedere agli stessi strumenti e alle stesse informazioni di una grande città. Non solo, può anche aiutare ad essere più performanti, nonostante la carenza di personale. L’Hub del Ministero aiuta a mettere tutti sullo stesso piano. Ovviamente la tecnologia da sola non basta: dobbiamo continuare a fare formazione e dare supporto tecnico ovunque, affinché nessuno resti indietro e la capacità di gestire gli appalti sia uguale su tutto il territorio nazionale.»
Elisa Garfagna
giornalista






