Il nostro modo di vivere, accelerato dalla pandemia, si è profondamente trasformato per via della rivoluzione digitale avvenuta in un solo anno e mezzo. Oggi, siamo di fatto entrati dentro i confini di una nuova frontiera: il metaverso.
Questo universo virtuale condiviso, accessibile tramite tecnologie immersive come la realtà virtuale e la realtà aumentata, promette di rivoluzionare ogni aspetto della nostra vita quotidiana, sia lavorativa che personale. Un vero e proprio mondo parallelo, dove poter interagire con persone in ogni angolo del mondo, partecipare a eventi e creare customer experience. Le aziende stanno già sperimentando le infinite possibilità offerte dal metaverso, utilizzando queste tecnologie per la formazione, il marketing e la collaborazione a distanza. Musei, gallerie d’arte e teatri si stanno, de facto, trasferendo nel digitale, offrendo opportunità di visita uniche e coinvolgenti senza muoversi da casa propria. Tuttavia, come ogni innovazione tecnologica, il metaverso presenta parecchi rischi che dobbiamo essere in grado di riconoscere. La dipendenza da internet, già un problema diffuso, potrebbe intensificarsi con l’immersione prolungata in questi mondi virtuali. La privacy dei dati è un’altra questione di massima rilevanza: ad esempio la raccolta e l’analisi dei comportamenti dei clienti genera profilazioni che potrebbero non rispettare pienamente le policy nazionali e internazionali. noltre, la disconnessione dalla realtà fisica e l’isolamento rappresentano rischi concreti per la salute mentale.
Bisogna anche considerare che l’avvento del metaverso, nonostante tutte le sue criticità ed incertezze, sta generando un nuovo panorama professionale: figure come gli architetti del metaverso che progettano e costruiscono spazi virtuali, gli experience designer che creano esperienze immersive, curando ogni dettaglio dell’interazione dell’utente, i content creator, prima relegati ai social, adesso producono contenuti esclusivi, con avatar, oggetti virtuali ed esperienze interattive, i social media manager per il metaverso gestiscono la reputation online delle aziende all’interno di questo mondo metafisico. La creatività, certo, è il punto forte del metaverso, ma ha aperto nuove potenzialità professionali non indifferenti: il marketing ha trovato nel metaverso nuovi orizzonti, dove marketing manager specializzati sono figure richiestissime. Per assicurare un utilizzo “etico” del metaverso, gli etici della realtà virtuale sviluppano linee guida e regolamenti, proteggendo i diritti degli utenti e prevenendo abusi.
La cybersecurity è un aspetto fondamentale, anche nel metaverso, con specialisti che proteggono i dati degli utenti da attacchi informatici. I modelli economici e le dinamiche di mercato invece, vengono analizzati da economisti e analisti finanziari specializzati in questo nuovo universo. Un accenno, infine, all’impatto sulla psiche umana: la possibilità di creare avatar personalizzati e di interagire con altri user in modo anonimo può portare a fenomeni di aggressività e a comportamenti ribelli e antisociali. Inoltre, la difficoltà di distinguere tra realtà e virtuale può generare disorientamento e anche una sorta di dissociazione molto pericolosa.
È necessario un approccio multidisciplinare, che coinvolga esperti di tecnologia, psicologia, sociologia ed etica, affinché il metaverso possa essere davvero uno strumento dedicato all’evoluzione e al progresso umano. La direzione che prenderà dipenderà dalle scelte che faremo come individui e società. La scelta è nelle nostre mani: il metaverso può essere un ponte verso una nuova era oppure un abisso che ci allontana dalla realtà. Importante quindi sarà accogliere il cambiamento tenendo sempre presente che dietro ad un avatar ci sono sempre esseri umani con le proprie insicurezze e fragilità. Ci riusciremo?
Elisa Garfagna
giornalista






