Il leader dei palestinesi in Italia, sanzionato da Washington, ora distribuisce anche certificati di merito alla “resistenza”.
Lo scorso ottobre il Dipartimento del Tesoro statunitense lo aveva sanzionato indicandolo chiaramente come “uomo di Hamas in Italia” e suo “collettore” finanziario, eppure Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione Palestinesi d’Italia, adesso firma anche “ceritificati di merito” per il sostegno alla causa palestinese, come quello elargito il 2 febbraio 2025 a “Invicta palestina”, sito internet che si occupa di documentazione sulla Palestina. Nel comunicato del Dipartimento del Tesoro datato 7 ottobre 2023 si legge chiaramente: “Mohammad Hannoun (Hannoun) è un membro di Hamas con sede in Italia che ha fondato la Charity Association of Solidarity with the Palestinian People, o Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP), un ente di beneficenza fittizio situato in Italia che apparentemente raccoglie fondi per scopi umanitari, ma in realtà aiuta a finanziare l’ala militare di Hamas. Come dirigente dell’ABSPP, Hannoun ha inviato denaro a organizzazioni controllate da Hamas almeno dal 2018. Ha sollecitato finanziamenti per Hamas con alti funzionari di Hamas e ha inviato almeno 4 milioni di dollari ad Hamas in un periodo di 10 anni…Hannoun e ABSPP sono stati designati per aver materialmente assistito, sponsorizzato o fornito supporto finanziario, materiale o tecnologico, oppure beni o servizi a sostegno di Hamas”.
Pochi giorni dopo le sanzioni, la European Leadership Network (Elnet) aveva pubblicato un corposo dossier su Hamas in Europa dedicando la parte italiana proprio a Hannoun e soci, nonché esponendone i legami con altri soggetti attivi negli altri Paesi europei e indicati come legati a Hamas; tra questi, anche alcuni che rientrano nelle recenti sanzioni di Washington. Lo scorso novembre, Hannoun aveva anche ricevuto un daspo da Milano in seguito agli elogi fatto dal palco nei confronti dei “giovani di Amsterdam”, ovvero gli aggressori degli spettatori israeliani del Maccabi Tel Aviv. A inizio gennaio però il soggetto in questione è ricomparso a una manifestazione pro-Pal tenutasi a Sesto San Giovanni. Hannoun aveva protestato per il Daspo e lamentando, a suo dire, il tentativo di “silenziare il movimento popolare pacifico che scende in piazza da 58 settimane per fermare il genocidio”. Eppure Hannoun è noto per le sue esternazioni sulla cui natura pacifica si può anche discutere. Appena tre giorni dopo l’eccidio del 7 ottobre 2023, durante una manifestazione pro-palestinese nei pressi di Piazza Duomo a Milano, Hannoun aveva dichiarato ai microfoni di Rai3 che l’attacco di Hamas era “legittima difesa”. A gennaio 2024 aveva anche glorificato su Facebook Yahya Ayyash e Saleh al-Arouri, due terroristi di Hamas eliminati da Israele.
Ecco la traduzione del post:
“In questo giorno è avvenuto il vigliacco assassinio; Misericordia ai martiri; Il leggendario ingegnere martire, che segnò una svolta nella storia della resistenza palestinese; Yahya Ayyash Abu Al-Baraa. La Palestina oggi ha un disperato bisogno del vostro spirito patriottico e della vendetta per lo spirito del martire Sheikh Saleh Abu Muhammad. I martiri non muoiono”.
Per le cronache, Yahya Ayyash è stato l’ideatore degli attentati ai mezzi di trasporto pubblico israeliano. Nel marzo del 2024, durante una manifestazione in stazione Centrale a Milano, aveva affermato: “Concludo, con un applauso al popolo giordano, ai ribelli in Giordania che hanno obbligato il sistema di chiudere l’ambasciata israeliana. Invitiamo tutti i popoli arabi di fare lo stesso per cacciare via tutte le ambasciate israeliane, di chiudere e di trasformarle in centri per la resistenza. Un applauso alla resistenza dello Yemen, un applauso alla resistenza del Libano, dell’Iraq…”.
Il 13 ottobre 2023, Hannoun aveva utilizzato il pulpito del Centro Islamico di Genova per attaccare i paesi che sostengono Israele:
“Abbiamo visto l’atteggiamento dei nostri governi italiano, europeo, americano e di alcuni paesi arabi che si sono schierati a favore di Israele, che hanno cominciato a piangere per le vittime, che hanno raccontato anche la menzogna per incoraggiare, a paragonare Hamas alla pari con l’Isis” … Tutto questo, per attaccare la “resistenza palestinese”.
Il video è poi scomparso dalla pagina Facebook del Centro Islamico di Genova e dall’account di Hannoun pochi giorni dopo. Tornando alle sanzioni statunitensi nei confronti di Hannoun, è bene ricordare che nel 2021, dopo diverse segnalazioni all’Antiriciclaggio, l’Unicredit sospese l’operatività sui conti della sua associazione ABSPP per una serie di anomalie: dalla mancata iscrizione al registro dell’Agenzia delle Entrate alla massiccia movimentazione di contante, in alcuni casi a soggetti iscritti nelle black list dei database europei. Nel dicembre 2023 anche Poste Italiane aveva chiuso il proprio rapporto con l’associazione. Subito dopo erano stati PayPal ed altri operatori, tra cui Visa, Mastercard e American Express a bloccarne le transazioni.
In seguito alla chiusura dei conti bancari, Hannoun aveva chiesto ai suoi sostenitori di consegnare direttamente denaro contante presso le rispettive sedi della sua associazione. Nel febbraio del 2024, Hannoun aveva tentato una nuova iniziativa per un “convoglio umanitario per Gaza” usufruendo di un IBAN intestato a Modestino Preziosi (testimonial dell’iniziativa), ex maratoneta, guardia privata CPO e che appare anche come “analista” assieme ad altri italiani sul sito di una strana università somala con sede a Baidoa, la South West State University. Allo stesso tempo è anche nata una nuova associazione benefica onlus pubblicizzata da Hannoun sui social e denominata “Cupola d’Oro”, con un nuovo IBAN. Va puntualizzato che le autorità israeliane hanno chiesto in più occasioni a quelle italiane di intervenire sulle attività di Hannoun.
Come spiegato in un’intervista per Panorama del 22 ottobre 2024 dal giornalista Massimiliano Coccia, che monitora il personaggio dalla fine del 2021, l’inerzia delle autorità italiane su Hannoun è evidente:
“I governi italiani non hanno mai preso provvedimenti su Hannoun” e “tutto si basava sul tracciamento open source, le ispezioni sono iniziate dopo che ho pubblicato gli articoli, ma in un paese normale questa non sarebbe la normale procedura”. In seguito alle sanzioni del Dipartimento di Giustizia USA, la Procura di Genova ha fatto sapere che potrebbe aprire una nuova inchiesta su Mohammad Hannoun se dagli Stati Uniti dovesse pervenire documentazione utile per ulteriori accertamenti. Una domanda sorge però spontanea, se Hannoun è cittadino italiano e opera in Italia da decenni, per quale motivo si è dovuto muovere il Dipartimento del Tesoro americano? Perché sono gli USA a dover fornire documentazione utile? Ben venga il coinvolgimento di Washington che, a quanto pare, risulta fondamentale per smuovere le acque, ma le perplessità sono più che lecite.
Giovanni Giacalone
analista della sicurezza






