Viviamo nel futuro ma ci meravigliamo quando i nostri computer, tablet o telefonini compiono azioni che un tempo vedevamo solo nei film di fantascienza. Ma il tempo scorre inesorabilmente, nel bene e nel male e ciò non dipende certo da noi. L’essere umano è solo una piccola pedina di questo nostro infinito universo e questo bipede oggi in giacca e cravatta che un tempo viveva sugli alberi è stato capace di evolversi, di costruire infrastrutture e di andare sulla Luna. Scienza e tecnologia in questi anni hanno fatto passi da gigante. E in questo nuovo panorama tecnologico e all’avanguardia entra a pieno titolo la controversa tecnologia del riconoscimento facciale (FRT) che senza dubbio aumenta efficienza e sicurezza nelle nostre città soprattutto nei punti nevralgici e di particolare afflusso e interesse come stazioni, aeroporti, piazze e stadi. In molti aeroporti di tutto il mondo questa tecnologia viene usata quotidianamente. Un numero sempre crescente di passeggeri utilizza passaporti biometrici, che consentono di evitare le solite lunghe code e passare da un controllo ePassport automatizzato per raggiungere più velocemente il gate. Oltre a ridurre i tempi di attesa, il riconoscimento facciale consente anche di migliorare la sicurezza. Le grandi metropoli fanno sempre più uso delle tecnologie basate sul riconoscimento facciale: c’è chi ne vuole limitare l’uso in nome della privacy, e c’è invece chi intende sfruttarlo sempre di più aumentando le telecamere CCTV connesse alla rete.
Ma come funziona?
Ha alcune implicazioni sul piano dei diritti umani e della privacy, è vero, ma gli stessi che reclamano libertà e riservatezza molto spesso veicolano impropriamente le loro informazioni personali attraverso i social, i dispositivi o semplicemente con le loro ricerche su internet. Quindi? Cosa è giusto e cosa no?
La FRT viene sviluppata ormai da diversi decenni, ma solo adesso inizia a diffondersi su larga scala. Fa parte della famiglia delle tecnologie di riconoscimento biometrico. Il riconoscimento facciale è il processo di identificazione o di verifica dell’identità di una persona mediante un’immagine o un filmato che ne ritrae il viso. Comporta dunque l’acquisizione, l’analisi e il confronto dell’immagine con schemi basati sui tratti somatici della persona. Per garantire una maggiore precisione, alcuni sistemi utilizzano anche immagini tridimensionali. Questa tecnologia opera essenzialmente secondo una procedura costituita da tre fasi. Il rilevamento del volto: in questa fase, il sistema rileva e localizza il volto all’interno di un’immagine o di un video. Questo passaggio può includere l’uso di tecniche come i modelli di Haar Cascade o reti neuralio reti neurali convoluzionali (CNN) per identificare la posizione del volto. L’estrazione delle caratteristiche: una volta individuato il volto, il sistema estrae le caratteristiche facciali distintive, come la posizione degli occhi, il naso, la bocca e la forma del viso. Questi dettagli vengono convertiti in un “modello facciale” che rappresenta il volto in modo unico. Le tecniche comuni per questa fase sono l’uso di mappe 3D, analisi dei punti caratteristici o metodi come Eigenfaces. Il riconoscimento o identificazione corrispondenza: in questa fase finale, il modello facciale estratto viene confrontato con una base di dati di volti noti. Il sistema può riconoscere una persona confrontando le caratteristiche estratte con quelle memorizzate nel database. In caso di corrispondenza, il volto viene identificato e il gioco è fatto. Queste tre fasi sono fondamentali per far sì che il sistema di riconoscimento facciale funzioni in modo efficace. È un metodo molto importante dal punto di vista investigativo e preventivo che consente di identificare o confermare l’identità di una persona a partire quindi dalla cosa più importante, il volto. I sistemi di riconoscimento facciale possono essere utilizzati per identificare le persone nelle foto, nei video o in tempo reale. Il riconoscimento facciale come già detto rientra nelle tecnologie di sicurezza biometrica. Gli altri tipi di software biometrico includono riconoscimento della voce, riconoscimento delle impronte digitali e riconoscimento della retina o dell’iride. Oltre a consentire lo sblocco dei nostri telefonini, il riconoscimento facciale permette anche di confrontare i volti delle persone che passano davanti a speciali telecamere con le foto incluse in un elenco di controllo. Gli elenchi di controllo possono contenere foto di chiunque, incluse persone che non sono sospettate di alcun crimine, che possono provenire da qualsiasi fonte, compresi gli account dei social media. In Cina questo accade già e la sicurezza urbana va a gonfie vele. Il riconoscimento facciale è considerato la misurazione biometrica più naturale. Più della metà della popolazione mondiale interagisce quotidianamente con la tecnologia di riconoscimento facciale anche se spesso non se ne rende conto.
Può servire anche a contrastare il terrorismo in Europa?
La risposta è sì! Non è una fandonia se dico che gli apparati di sicurezza e le agenzie di intelligence usano anche il riconoscimento facciale regolarmente per tutelare l’integrità delle nazioni e la sicurezza dei cittadini in primis. Il Regno Unito insegna! L’uso di questa tecnologia non è aumentato solo presso le forze di sicurezza statunitensi, ma lo stesso avviene anche in altri paesi. La polizia raccoglie le foto segnaletiche delle persone arrestate e le confronta con i database di riconoscimento facciale locali, statali e federali. Una volta scattata, la foto della persona arrestata viene aggiunta ai database, da cui può essere analizzata ogni volta che la polizia ricerca un criminale o terrorista “noto o monitorato” dai servizi di sicurezza. Inoltre, la funzione di riconoscimento facciale dei dispositivi mobili permette agli agenti di utilizzare smartphone, tablet o altri dispositivi portatili per scattare foto a pedoni e automobilisti sul campo e confrontarle immediatamente con uno o più database di riconoscimento facciale per tentare di identificarli. Se un agente di polizia giudiziaria può per Legge vedere il nostro documento d’identità, perché non dovrebbe vedere anche la nostra foto, prima e dopo?
Vincenzo Priolo
esperto sicurezza e analista





