LUGLIO 2026
Nel panorama geopolitico della Quarta Rivoluzione Industriale, i minerali critici e le terre rare (REE) hanno completato la loro metamorfosi da semplici commodity a pilastri non negoziabili della sicurezza nazionale. La gestione di queste risorse non è più una questione di efficienza di mercato, ma l’epicentro di una competizione tra grandi potenze dove il controllo delle catene di approvvigionamento conferisce, de facto, il potere di veto sullo sviluppo tecnologico, industriale e militare globale. Questa competizione si manifesta attraverso i paradigmi della “hybrid warfare” e delle operazioni in “grey-zone”: la guerra ibrida integra capacità convenzionali, tattiche irregolari, atti di pressione economica e lawfare in un disegno strategico sinergico. Operando sistematicamente al di sotto della soglia del conflitto armato aperto (zona grigia), attori statali come Russia e Cina sfruttano le ambiguità del diritto internazionale e la difficoltà di attribuzione per ottenere vantaggi territoriali e materiali senza innescare risposte cinetiche.
L’uso integrato del dominio cyber e della manipolazione legale viene finalizzato ad assicurare il dominio sulle nuove frontiere estrattive, rendendo la resilienza tecnologica il nuovo baricentro della difesa strategica. La postura russa contemporanea ha ridefinito la proiezione del potere attraverso un sistema di controllo riflessivo che mira alla manipolazione dei processi decisionali avversari tramite l’incertezza. I casi di Crimea ed Ucraina sono dimostrazioni di come si realizzi un fatto compiuto territoriale prima che le democrazie occidentali possano formulare una risposta legale coerente. La capacità di risposta occidentale è stata deliberatamente limitata da dipendenze strategiche: progetti come il Nordstream 2 hanno agito come vincoli politici, frammentando la coesione europea e limitando l’ampiezza delle sanzioni iniziali.
La debolezza del Consiglio di Sicurezza ONU evidenzia il successo russo nel ridurre la necessità di risorse cinetiche convenzionali: un blueprint operativo per le ambizioni di Pechino. La Cina persegue una visione imperiale a lungo termine in cui la sicurezza economica e la proiezione marittima sono indissolubilmente legate. La strategia della “difesa attiva” utilizza la zona grigia per espandere i confini sovrani in modo incrementale. Attraverso la Belt and Road Initiative (BRI), Pechino trasforma il debito finanziario in controllo territoriale: l’acquisizione del porto di Hambantota (Sri Lanka) rappresenta un modello di acquisizione di asset strategici d’oltremare. Questo dominio fisico è la condizione necessaria per proteggere le rotte marittime dei minerali critici, garantendo al Dragone una resilienza logistica superiore. Le operazioni cyber si integrano in questo quadro divenendo strumenti integrati di politica industriale. Non si limitano al furto di dati, ma preparano il terreno per acquisizioni ostili e sabotaggio della concorrenza.
Subito dopo che, nel 2024, il governo australiano ha ordinato il disinvestimento forzato di capitali cinesi da Northern Minerals, l’azienda è stata colpita dal gruppo ransomware BianLian, di origine russa, con una rappresaglia cyber coordinata.
Nel 2025 gruppi APT, Advanced Persistent Threat, collettivi di hacker altamente qualificati e supportati dallo Stato cinese, hanno colpito le organizzazioni che monitorano il mining sottomarino. L’obiettivo era ottenere informazioni privilegiate sulle posizioni negoziali dei rivali durante la definizione delle regole globali di estrazione. Ancora, i dati di Insikt Group confermano che le intrusioni cyber cinesi contro il governo indonesiano coincidono sistematicamente con la firma di grandi contratti per impianti di raffinazione del nichel.
Gruppi come Silent Lynx, di origine kazaka, e BianLian operano spesso come access brokers fornendo una negabilità plausibile agli stati sponsor, utilizzando ransomware come smokescreen per coprire operazioni di spionaggio industriale di lungo periodo.
La gestione del rischio occidentale deve abbandonare la reattività per adottare protocolli di resilienza operativa attiva. In gioco c’è la perdita di segretezza sui modelli di prezzo e sulle assunzioni di finanziamento e la conseguente necessità di rinegoziare i termini con il governo ospitante con un leverage ridotto. A ciò si aggiunga il danno reputazionale e l’attivazione di contenziosi legali per violazione dei dati. La collaborazione strategica sino-russa, estesa ai domini del 5G e dell’Internet of Things (IoT), costituisce l’infrastruttura di base per un nuovo ordine multipolare. Questa “guerra senza combattimento” punta all’erosione del diritto internazionale e al controllo delle risorse che definiranno la sovranità del futuro. L’indecisione occidentale e la mancanza di una politica di difesa industriale coordinata rappresentano, oggi, il principale moltiplicatore di forza per gli avversari. La resilienza delle catene di approvvigionamento e la sicurezza cyber dei domini estrattivi non sono più opzioni, ma precondizioni per la sopravvivenza strategica.
Giovanni Brussato
ingegnere






