Ecco la promessa d’oro del web: incassare un mucchio di soldi senza fatica, semplicemente mettendo like su qualche video. Sembra il sogno di tutti, no? Scorri il feed, metti un pollice in su, e il portafoglio magicamente si riempie. Beh, la “magia” in realtà è più da film dell’orrore, ma con qualche risata amara di sottofondo. La storia comincia così: un messaggio su WhatsApp o Telegram. Niente piattaforme complesse, niente iscrizioni da compilare con mille dati (per fortuna!), solo un link e qualche promessa zuccherosa. “Fai 500 euro in un mese, mettendo like a video!” Suona bene, no? Così ti iscrivi, anzi, quasi non serve nemmeno iscriversi, basta rispondere a quei messaggi e seguire qualche indicazione. Il tutto con la semplicità di un clic. Arrivano i primi “guadagni”: 16 euro per un compito facile, poi altri 6. Ti senti un piccolo genio digitale, il nuovo guru del web worker. Che bello, 22 euro in tasca senza muovere un muscolo se non un dito per il like! Qui ti viene voglia di dirlo a tutti, sei a un passo dal diventare ricco.
Ma il terzo passo? Ecco il capolavoro. Ti chiedono di anticipare 26 euro. “Servono per pagare i creatori di contenuti YouTube”, dicono. Tradotto: se vuoi continuare a “guadagnare”, devi prima buttarci dentro dei soldi tuoi. Già qui, chiunque con un minimo di senso critico sentirebbe un campanello d’allarme risuonare forte e chiaro. Ma spesso la speranza di fare il colpaccio è più forte della ragione. In realtà, questa richiesta è la pietra tombale del sogno. Perché quella somma che devi anticipare non ti verrà mai restituita, né moltiplicata. È come se ti chiedessero di comprare un biglietto per un concerto che però non si farà mai. Un investimento che non è investimento ma una trappola ben calcolata.
Prova a pensarci: ti chiedono di guadagnare mettendo like ma per farlo devi prima pagare. Chi ha mai visto un lavoro vero che ti fa pagare per lavorare? La logica si scioglie come neve al sole, ma spesso quando si è presi dall’entusiasmo, o magari dalla noia, si tende a chiudere un occhio. Come riconoscere queste truffe se non fosse chiaro? Una prima dritta: se ti promettono soldi facili, senza fatica, e ti chiedono anche un anticipo, scappa. Punto. Non c’è nessun ninja degli algoritmi dietro quella chat, ma soltanto qualcuno che prova a spillare soldi facili. Nessuno “regala” soldi su WhatsApp o Telegram, sarebbe troppo bello per essere vero. L’assistenza? Beh, quella pratica del “problema risolto” che ti aspettavi nemmeno si vede. Se provi a chiedere lumi, le risposte sono vaghe, automatiche, o completamente assenti. E questo ti lascia ancora più abbattuto/a, con il solito amaro in bocca di chi capisce di essere stato/a preso/a in giro. E adesso? Adesso puoi scegliere: o ti iscrivi al club di chi ci è cascato, oppure puoi diventare un’ottima fonte di materiale per gli amici, che adoreranno ascoltare la tua epopea digitale. Se vuoi, puoi sempre provare a vendere la storia su qualche social: “Come ho perso 26 euro mettendo like su Instagram.” Sicuramente avrai qualche like in più, stavolta gratuiti, e magari qualche follower curioso. Se poi ti va bene, potresti persino entrare nel mondo dei “tester di truffe” per la gioia di chi ama giocare con le disavventure altrui. Insomma, ti resta ancora un dubbio? È quella strana sensazione che magari, la prossima volta che qualcuno ti prometterà soldi facili, ti verrà un sorrisetto e un bel “ma davvero?” prima di rispondere. E per sicurezza, quel pollice in su, questa volta, mettilo solo sul meme più divertente che trovi online. Almeno lì ti diverti davvero… e senza perdere un centesimo.
Elisa Garfagna
giornalista






