LUGLIO 2025
Nel contesto europeo in cui si registra un preoccupante incremento della radicalizzazione tra i giovanissimi, fa scalpore l’arresto di un ragazzo di sedici anni, cittadino iraniano residente nella provincia di Milano, accusato di essere coinvolto in attività legate al terrorismo di matrice jihadista. Nei suoi confronti è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale dei Minorenni di Milano, su richiesta della Procura, per i reati di propaganda e apologia del terrorismo, oltre che per addestramento con finalità terroristiche, aggravati dall’utilizzo di strumenti informatici.
L’indagine, condotta dalla Digos di Milano – sezione Antiterrorismo Internazionale – in collaborazione con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e i servizi di intelligence AISI e AISE, ha avuto origine dal monitoraggio sistematico degli spazi digitali dove si diffondono contenuti di matrice estremista. In un momento segnato da una crescente instabilità geopolitica internazionale, le autorità italiane hanno intensificato il controllo delle reti online utilizzate per la diffusione di materiali ideologici volti a promuovere la violenza e i processi di auto-radicalizzazione.
Tra i numerosi profili esaminati, l’attenzione degli investigatori si è concentrata su un account che si definiva «l’incubo dei grattacieli», con un chiaro riferimento agli attentati dell’11 settembre 2001. Tramite questo canale, il giovane diffondeva materiale propagandistico a favore dello Stato Islamico, celebrava attacchi terroristici, promuoveva l’addestramento al combattimento e inneggiava al martirio. Inoltre, condivideva direttamente con i propri interlocutori link a siti affiliati alla rete mediatica dell’ISIS, contribuendo attivamente alla sua diffusione.
L’attività di indagine, condotta attraverso un lavoro incrociato tra intelligence digitale e operazioni sul campo, ha consentito di risalire all’identità del sedicenne, nonostante i ripetuti tentativi del giovane di eludere la sorveglianza attraverso il cambio sistematico di profili e pseudonimi. Le analisi effettuate hanno rivelato come il ragazzo avesse abbandonato la fede sciita, tipica del contesto culturale e religioso iraniano, per abbracciare l’ideologia dello Stato Islamico. Aveva dichiarato esplicitamente l’intenzione di fondare una “Provincia dell’ISIS” in Italia, un progetto che, seppure immaturo nella sua realizzazione concreta, mostrava un livello di adesione ideologica già avanzato.
Nel corso dell’inchiesta è emerso anche che il giovane aveva cercato di stabilire un contatto diretto con un militante jihadista attivo all’estero, al quale aveva chiesto di essere messo in collegamento con un emissario ufficiale dell’organizzazione terroristica. L’obiettivo era registrare un video di bay‘ah, ovvero di giuramento di fedeltà al Califfato. Un gesto altamente simbolico, che avrebbe suggellato il passaggio formale dalla propaganda alla militanza attiva. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, la recente escalation del conflitto in Iran avrebbe acuito nel ragazzo un sentimento di frustrazione per dover vivere in quella che definiva «la terra dei miscredenti», ovvero l’Italia, e lo avrebbe progressivamente spinto a prendere in considerazione l’idea di compiere azioni violente in nome dello Stato Islamico. Il rischio concreto di un passaggio dalla radicalizzazione ideologica alla pianificazione operativa di attentati ha convinto la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni a richiedere con urgenza l’intervento del GIP, che ha disposto l’arresto immediato del sedicenne. L’operazione è stata eseguita dalla Polizia di Stato nei giorni scorsi.
Questo episodio si inserisce in un quadro continentale sempre più allarmante. Il 2024 ha segnato un’escalation nella radicalizzazione giovanile in Europa. In Francia, nel solo anno in corso, ben 19 minorenni sono stati incriminati per reati legati al terrorismo, in forte aumento rispetto ai 15 casi del 2023 e ai soli 2 del 2022. Nel Regno Unito, il programma governativo Prevent ha segnalato che circa il 60% delle persone attenzionate per rischio radicalizzazione ha meno di 20 anni, e il 31% è sotto i 14. In Svizzera, nei primi nove mesi del 2024, sono stati registrati 11 interventi ufficiali per casi di minori radicalizzati, compreso un bambino di soli 11 anni.
In Repubblica Ceca, cinque adolescenti sono stati arrestati tra gennaio e giugno 2024 con l’accusa di aver progettato un attacco incendiario contro una sinagoga a Brno, radicalizzati attraverso canali online collegati all’ISIS. In Germania, nel frattempo, è stato smantellato un gruppo neonazista formato da giovani tra i 15 e i 21 anni, attivi su Telegram sotto il nome “Letzte Welle der Verteidigung”, con l’intento di compiere atti violenti contro istituzioni scolastiche multiculturali.Le autorità europee evidenziano come il nuovo estremismo giovanile sia caratterizzato da dinamiche di auto-radicalizzazione sempre più autonome e veloci: se vent’anni fa erano necessari mesi di indottrinamento, oggi bastano poche settimane di esposizione a contenuti estremisti online per trasformare un adolescente in un soggetto a rischio. Chat criptate, video tutorial, propaganda tramite meme, videogiochi e social network non moderati rappresentano ormai gli strumenti di una nuova generazione di reclutatori e proselitisti.
In risposta a questa crescente minaccia, l’Unione Europea ha rafforzato la normativa sulla rimozione rapida dei contenuti terroristici online (entro un’ora dalla segnalazione) e potenziato la rete RAN (Radicalisation Awareness Network), che coordina operatori del settore educativo, sociale e della sicurezza. A livello nazionale, si moltiplicano iniziative per il contrasto e la prevenzione precoce, come i programmi cantonali in Svizzera, il piano di prevenzione scolastica in Francia o il contestato programma Prevent nel Regno Unito. Il caso del sedicenne milanese dimostra tuttavia che il fenomeno è ormai radicato anche in Italia e che le dinamiche digitali della radicalizzazione richiedono strumenti di contrasto sempre più sofisticati, capaci non solo di reprimere, ma soprattutto di prevenire. Perché oggi il jihadismo – così come l’estremismo di destra – non si insinua più nei vicoli bui o nei centri religiosi deviati, ma nello smartphone di un adolescente qualsiasi.
Elisa Garfagna
giornalista






