MARZO 2026
L’indagine della Guardia di Finanza di Cuneo, che ha smantellato una vera e propria multinazionale del pacco digitale capace di muovere quasi un milione di euro, ci consegna un ritratto inquietante della criminalità moderna. Non siamo più di fronte a semplici truffe, ma a sofisticate operazioni di ingegneria dei sentimenti, dove il confine tra un corteggiamento social e un furto d’identità si dissolve in un messaggio su Instagram o in un finto investimento in Bitcoin. Dietro i 23 indagati e i 19 conti correnti sequestrati tra il Belgio e la Lituania, si nascondono storie di persone comuni che hanno perso non solo i propri risparmi, ma la bussola della propria fiducia. Perché se il follow the money è la bussola dei finanzieri, il follow the emotion è la strategia dei predatori. Per capire come sia possibile che una persona razionale cada nella rete di un profilo fake, e come si possa curare la ferita invisibile lasciata da una “truffa romantica”, abbiamo chiesto l’intervento della dottoressa Amalia Prunotto, psicologa ed esperta di primo piano nel supporto alle vittime di reati affettivi e manipolazione relazionale e membro di ACTA, associazione che si occupa di raggiri seriali che agiscono su affetti ed emozioni, compresi quelli che sfruttano gli animali come strumento per estorcere denaro. Con lei cercheremo di mappare i meccanismi di quella chirurgia del sentimento che trasforma un momento di solitudine in un impero del riciclaggio.
Dottoressa, nell’articolo parliamo di criminali che agiscono con precisione chirurgica. Qual è la leva psicologica che permette al truffatore di disattivare il senso critico della vittima, portandola a ignorare segnali d’allarme che, in altre circostanze, apparirebbero evidenti?
«La leva è una sola, ma potentissima: il bisogno di connessione. Il truffatore ti fa sentire vista, capita, scelta. La manipolazione più efficace e’ quella che rispecchia. Il criminale studia la vittima, intercetta e costruisce una narrazione perfettamente coerente con i bisogni (umani!) Quando qualcuno sembra incarnare esattamente ciò che stavi aspettando, il cervello rilascia fiducia prima ancora che tu possa analizzare i fatti»
Molte vittime non denunciano per “pudore”. In che modo il senso di colpa per essere stati “ingannati” blocca la richiesta di aiuto e quanto è difficile per una persona accettare che l’oggetto del proprio amore non sia mai esistito, se non come script criminale?
«Il senso di colpa è devastante perché si trasforma in auto-accusa: «Come ho potuto non accorgermene?» «Se lo racconto penseranno che sono stupida». Un emozione molto profonda, devastante, perche’ riguarda la nostra identita’ : la vergogna . La truffa romantica non ferisce solo il portafoglio. Ammettere l’inganno significa accettare che l’intimità vissuta – le parole, le promesse, i progetti – non era reale. È un lutto doppio: la perdita del denaro; la perdita della persona amata. Ma la seconda è più difficile. Perché non c’è un corpo da seppellire, solo una verità da metabolizzare. E la verità è che l’altro non è mai esistito come relazione autentica: era una sceneggiatura criminale»
Spesso si pensa che le vittime siano persone ingenue o poco istruite, ma l’indagine di Cuneo dimostra il contrario. Quali sono i momenti di solitudine o le condizioni emotive che rendono anche una persona di successo o molto razionale vulnerabile a una manipolazione così estrema?
«Le vittime non sono ingenue. Sono umane. Anzi, spesso sono persone autonome, professioniste, abituate a decidere. Proprio per questo non immaginano di poter essere manipolate. Le condizioni più vulnerabili non sono l’ignoranza, ma: un lutto recente, una separazione, un trasferimento, una fase di sovraccarico lavorativo, un momento di transizione identitaria (figli che vanno via, pensionamento, cambi di ruolo). In questi passaggi si crea una fessura emotiva. Non è debolezza: è bisogno di riorganizzarsi. Il truffatore entra lì. Non dove sei fragile in senso assoluto, ma dove sei in trasformazione»
Nel caso descritto, il legame sentimentale funge da cavallo di Troia per truffe finanziarie (criptovalute). Qual è il meccanismo psicologico per cui una vittima, già emotivamente coinvolta, accetta di investire denaro su suggerimento di uno sconosciuto?
«È un tentativo di «comprare» la permanenza dell’altro nella propria vita? Non parlerei di «comprare», ma di consolidare. Quando la relazione è già emotivamente intensa, l’investimento economico viene percepito come: un progetto condiviso, una prova di fiducia, un gesto di alleanza. Il truffatore lega l’investimento a una visione comune del futuro: «Costruiamo qualcosa insieme». In quel momento il denaro non è più denaro: è simbolo di coppia. C’è anche un meccanismo neuropsicologico: una volta fatto un primo piccolo investimento, la persona tende a perseverare per coerenza. È il principio dell’impegno progressivo. Più investo, più devo credere che sia vero, altrimenti dovrei ammettere di aver sbagliato. Non è comprare l’amore. È difendere la narrazione in cui si è già emotivamente entrati».
L’indagine della Guardia di Finanza punta a recuperare i soldi, ma chi recupera il danno emotivo? Quale percorso consiglia a chi, dopo aver subito una truffa romantica, si ritrova con una visione cinica o terrorizzata delle relazioni umane e digitali?
Il danno emotivo non si recupera con un bonifico. Si recupera con un processo. Io consiglio tre passaggi: uscire dall’isolamento. Parlare con professionisti, gruppi di sostegno, associazioni. Dare un nome a ciò che è accaduto riduce la vergogna. Riconoscere la manipolazione come reato, non come fallimento personale. La responsabilità è di chi ha costruito l’inganno. Ricostruire la fiducia gradualmente. Non nel digitale in sé, ma nel proprio sistema di allerta. Non si tratta di diventare cinici, ma consapevoli. La truffa romantica non dimostra che l’amore online è impossibile. Dimostra che l’intimità, oggi, è diventata uno strumento anche per il crimine. Il punto non è smettere di fidarsi. È imparare a fidarsi con confini. E soprattutto: una persona truffata non è una persona ingenua. È una persona che ha creduto. E credere, in sé, non è mai un difetto. Ha amato . E l’ amore non ha colpa, non ha vergogna»
Elisa Garfagna
giornalista






